Omaggio a un grande poeta,GIUSEPPE UNGARETTI
M’illumino
d’immenso.
Mattina-Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917
Ungaretti racconta se stesso.
L’ERMETISMO
Giuseppe Ungaretti è considerato il fondatore dell’ermetismo – la fortunata definizione è del critico Francesco Flora – corrente letteraria che si diffonde in Italia più o meno a partire dagli anni Venti e che tanto peso avrà sulla poesia italiana successiva.
In sintesi si può dire che, pur con mille aspetti e soluzioni diverse, gli ermetici cercano di restituire al linguaggio della poesia una sua dimensione essenziale, scabra, talvolta volutamente oscura (di qui il termine) al fine di restituire alla parola abusata verginità e novità. Così riscattate le parole tornano a essere specchio della realtà e consentono all’uomo di percepire l’inesprimibile sostanza di quel mondo apparentemente privo di senso che lo circonda.
Strumento tecnico fondamentale per gli ermetici è l’analogia, intesa però in un senso tutto particolare ben spiegato dallo stesso Ungaretti: “il poeta d’oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza fili”. Vale a dire che, abolendo il come che introduce il rapporto tra le cose paragonate, l’analogia diventa più sintetica e oscura, ma per questo più efficace. L’essenzialità della poesia ermetica è poi da mettere in diretta relazione con il contenuto; le scelte di stile, infatti, non sono mai dettate dal caso.
I poeti ermetici sono accumunati da un male di vivere che, pur essendo diverso nella concreta esperienza di ciascuno, li accumuna tutti nel pessimismo sulle possibilità dell’uomo e persino della stessa poesia. In assenza di certezze da cantare a gola spiegata, gli ermetici rifiutano dunque i moduli espressivi tradizionali sulla base di una precisa scelta etica, dalla quale discendono poi le novità di stile.
(Olivia Trioschi)
Diario di guerra
montaggio di immagini del primo conflitto modiale con sottofondo musicale e poesie diUngaretti
- Veglia
- Cima Quattro il 23 dicembre 1915
- Un’intera nottata
- buttato vicino
- a un compagno
- massacrato
- con la sua bocca
- digrignata
- volta al plenilunio
- con la congestione
- delle sue mani
- penetrata
- nel mio silenzio
- ho scritto
- lettere piene d’amore
- Non sono mai stato
- tanto
- attaccato alla vita
- Fratelli
- Mariano il 15 luglio 1916
- Di che reggimento siete
- fratelli?
- Parola tremante
- nella notte
- Foglia appena nata
- Nell’aria spasimante
- involontaria rivolta
- dell’uomo presente alla sua
- fragilità
- Fratelli
- San Martino del Carso
- Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916
- Di queste case
- non è rimasto
- che qualche
- brandello di muro
- Di tanti
- che mi corrispondevano
- non è rimasto
- neppure tanto
- Ma nel cuore
- nessuna croce manca
- E’ il mio cuore
- il paese più straziato
- Soldati
- Bosco di Courton luglio 1918
- Si sta come
- d’autunno
- sugli alberi
- le foglie.
Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani. Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove si laurea alla Sorbona e frequenta gli ambienti dell’avanguardia artistica. Allo scoppio della guerra il poeta, fervido interventista, si arruola e va a combattere sul Carso e poi sul fronte francese. Rientrato in Italia nel 1921, si impiega al Ministero degli Esteri e aderisce al fascismo (Mussolini firma la presentazione di una sua raccolta). Nel 1936 va a San Paolo del Brasile, dove insegna all’università. Durante il soggiorno brasiliano, nel ‘39, muore il figlio Antonietto di nove anni. Nel ‘42 è di nuovo in Italia, a Roma, e si dedica sempre all’insegnamento universitario. La sua fama di poeta, che si era consolidata già a partire dagli anni Venti, cresce col passare del tempo, e sempre nuovi poeti si rifanno alla sua lezione. Muore a Milano nel 1970; l’anno prima era uscita l’edizione completa della sue poesie col titolo “Vita di un uomo”.((Olivia Trioschi)
“SONO UNA CREATURA”,letta dallo stesso ungaretti, documento STRAORDINARIO!
SONO UNA CREATURA
da L’ALLEGRIA – IL PORTO SEPOLTO
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
cos’ totalmente disanimata.
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916
La poetica
Per illustrare brevemente la poetica di Ungaretti possiamo partire proprio da quest’ultimo titolo: “Vita di un uomo”. Poesia e biografia sono infatti per Ungaretti strettamente legate, tanto che sono proprio le esperienze di vita a determinare alcune precise scelte di stile e contenuto assolutamente innovative per la poesia italiana. La prima, e fondamentale, è l’esperienza di soldato. Sepolto in trincea tra fango, pioggia, topi e compagni moribondi, il giovane poeta scopre una nuova dimensione della vita e della sofferenza che gli sembra imporre, per poter essere descritta, la ricerca di nuovi mezzi espressivi. Nasce così la raccolta Allegria di naufragi, nella quale il lavoro di scavo comincia, come si è visto, dalla parola. Dall’analisi delle proprie emozioni Ungaretti trae enunciazioni essenziali e fulminee che comportano la distruzione della metrica tradizionale: i versi vengono spezzati e ridotti talvolta a singole parole; queste ultime si stagliano isolate, o accostate tra loro con lo strumento dell’analogia, senza punteggiatura, intervallate da spazi bianchi che assumono a loro volta un preciso significato. Una poesia, dunque, che per dare il meglio di sè deve essere recitata, come magistralmente faceva l’autore stesso, o almeno pensata ad alta voce.(Olivia Trioschi)
La madre
La successiva raccolta “Sentimento del tempo”, del 1933, presenta un’evoluzione nella poetica di Ungaretti. Gli spunti autobiografici, così numerosi nell’Allegria di naufragi, diminuiscono lasciando posto a una riflessione più esistenziale. L’uomo Ungaretti tenta ora di farsi Uomo, cercando nelle proprie emozioni e paure il riflesso di quelle che sono comuni a tutti. Inizia qui il tormentato recupero della fede, la quale può forse rappresentare per l’uomo smarrito un’ancora di certezze. Il cammino, tuttavia, non è lineare e non mancano situazioni di conflitto tra il sentimento religioso e le esperienze dolorose nella storia del singolo o della comunità. Parallelamente a questi cambiamenti tematici ne avvengono altri a livello stilistico: in particolare il recupero di una metrica più tradizionale, rinnovata però dal precedente lavoro di scoperta della parola.(Olivia Trioschi)
- Sentimento del tempo
- 1931
- E per la luce giusta,
- Cadendo solo un’ombra viola
- Sopra il giogo meno alto,
- La lontananza aperta alla misura,
- Ogni mio palpito, come usa il cuore,
- Ma ora l’ascolto,
- T’affretta, tempo, a pormi sulle labbra
- Le tue labbra ultime.
Ne Il dolore, raccolta del 1947, la biografia irrompe nuovamente nella poesia in seguito alla tragica morte del figlio Antonietto, cui sono dedicate le liriche della prima parte; nella seconda parte, invece, Ungaretti si sofferma sulle vicende drammatiche della guerra. C’è dunque un rapporto tra le due sezioni: il dolore individuale e quello collettivo danno la misura di un cammino umano segnato dalla sofferenza e dalla difficile riconquista della fede negli imperscrutabili disegni divini. E tra questi due piani, quello personale celebrato nel Dolore e quello corale, collettivo, che ha trovato le sue più alte espressioni nel Sentimento del tempo, si muove tutta la successiva produzione di Ungaretti. “E una polarizzazione molto significava – scrive Mengaldo – nella quale si celebra ancora una volta lo sdoppiamento ungarettiano fra uomo di pena e clown delle forme, o se si vuole tra ‘persona’ e ‘maschere’”.
(Olivia Trioschi)
- Da “Il dolore”
- Giorno per giorno
- 1940-1946
- 4
- Mai, non saprete mai come m’illumina
- L’ombra che mi si pone a lato, timida,
- Quando non spero più…
- 7
- In cielo cerco il tuo felice volto,
- Ed i miei occhi in me null’altro vedano
- Quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…
- 8
- E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto
- 9
- Inferocita terra, immane mare
- Mi separa dal luogo della tomba
- Dove ora si disperde
- Il martoriato corpo…
- Non conta… Ascolto sempre più distinta
- Quella voce d’anima
- Che non seppi difendere quaggiù…
- M’isola, sempre più festosa e amica
- Di minuto in minuto,
- Nel suo segreto semplice…
- 13
- Non più furori reca a me l’estate,
- Né primavera i suoi presentimenti;
- Puoi declinare, autunno,
- Con le tue stolte glorie:
- Per uno spoglio desiderio, inverno
- Distende la stagione più clemente!…
Inno alla Morte Giuseppe Ungaretti
Amore, mio giovine emblema,
Tornato a dorare la terra,
Diffuso entro il giorno rupestre,
E’ l’ultima volta che miro
(Appiè del botro, d’irruenti
Acque sontuoso, d’antri
Funesto) la scia di luce
Che pari alla tortora lamentosa
Sull’erba svagata si turba.
Amore, salute lucente,
Mi pesano gli anni venturi.
Abbandonata la mazza fedele,
Scivolerò nell’acqua buia
Senza rimpianto.
Morte, arido fiume…
Immemore sorella, morte,
L’uguale mi farai del sogno
Baciandomi.
Avrò il tuo passo,
Andrò senza lasciare impronta.
Mi darai il cuore immobile
D’un iddio, sarò innocente,
Non avrò più pensieri nè bontà.
Colla mente murata,
Cogli occhi caduti in oblio,
Farò da guida alla felicità. (1925)
Pasolini intervista Ungaretti
Per la Biografia vai su
Le poesie sono state prese da
www.club.it/autori/grandi/giuseppe.ungaretti/poesie














2 Commenti
Febbraio 27, 2009 alle 6:48 pm
Bellissima “Sono una creatura”…
Saluti
Giovanna
Febbraio 27, 2009 alle 11:16 pm
@Giovanna
Amo Ungaretti.. profondamente..
forse il poeta che mi emoziona di più..per la sua capacità di sintetizzare in una parola ..Tutto un mondo di Private Emozioni.
“Mi illumino d’ immenso”
è l’esempio più eclatante ,a mio avviso del suo “dolore” di anima sopravvissuta…