Scoprire il dolore dell’anima

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L’URLO di Edvard Munch(titolo originario: Der Schrei der Natur, in tedesco “Il grido della natura”).

SCOPRIRE IL DOLORE DELL’ANIMA

di UMBERTO GALIMBERTI

Perché la psichiatria organicista, quella che impiega i farmaci per intenderci, utilissimi, anzi in
alcuni casi indispensabili per alleviare le condizioni di chi soffre, non ascolta con una certa

continuità e frequenza le parole che sgorgano dalla sofferenza e che riproducono in modo
drammatico le condizioni d’esistenza di ciascuno di noi, e in modo vertiginoso alcuni abissi che
solo l’arte, la poesia, la musica, la mistica fanno dischiudere, chiedendo spesso il sacrificio
dell’artista, del poeta, del musicista, del mistico?

Solo la psichiatria fenomenologica, che in Italia non si insegna in nessuna scuola di
specializzazione, si presta a questo ascolto, per andare incontro alla speranza di chi soffre,

sciogliere i vissuti di colpa che incatenano, perforare i muri della solitudine quando nessuna
parola la raggiunge, nessun gesto la incrina, fino a quel taedium vitae che tutti, per brevi
attimi, avvertiamo come nausea dell’esistenza.

Perché non avviene un’integrazione di questi due orientamenti psichiatrici? Perché la pratica
farmacologica sopprime l’ascolto, disumanizza l’uomo, riducendolo ad un “caso” da rubricare in
quei quadri nosologici, dove e’ l’efficacia del farmaco a decidere la diagnosi, mettendo a tacere
tutte le parole del dolore che la follia urla e le nostre anime sussurrano. E così disimpariamo il
vocabolario emozionale, anche se sappiamo che tutte le parole dimenticate diventano opachi
silenzi del cuore, che aprono quei percorsi bui e insospettati di cui ci accorgiamo solo quando
approdano a gesti tragici.
Perché la follia sta diventando solo una faccenda medica e non più un evento umano? Perché la
categoria della “malattia” deve occupare tutto lo spazio, fino a oscurare la profonda parentela
che esiste tra l’eccesso dell’anima e la sua normale condizione? Perché subito un medico o un
farmaco quando la malinconia di un adolescente o la sua angoscia, almeno all’inizio, stanno
implorando solo un po’ di ascolto
Davvero non abbiamo più fiducia in uno sguardo comprensivo, in una parola che sa corrispondere all’abisso della disperazione? Davvero non abbiamo più tempo in quest’epoca che ci vuole tutti insensatamente gioiosi,e se non riusciamo, almeno mascherati da quella fredda razionalità che non lascia trasparire nessun
moto d’anima? E allora se proprio nessuno ci ascolta, se noi stessi, complici di questa
mancata comunicazione, imbocchiamo quella strada che ci porta a tacitare l’anima, per poi
offrirci, disarmati, alle sue profonde perturbazioni che neppure sappiamo più riconoscere e
tantomeno nominare, se il silenzio intorno a noi e dentro di noi s’e’ fatto cupo e buio, apriamo
un luogo di conoscenza, una terra amica, dove possiamo constatare che le “malattie dell’anima”,
prima che una faccenda medica o farmacologica, sono condizioni comuni dell’esistenza umana,
che i poeti, prima e meglio degli psichiatri, sanno descrivere in tutta la loro abissalità. Perché i

poeti, come ci ricorda Heidegger, sono “i più arrischianti”, i più vicini, quando non i più inoltrati
negli scenari della follia, dove la condizione umana e’ descritta fino a quei limiti dove può
estendersi e implorare ascolto, accoglienza, ri-conoscenza.

Da VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZANumero 79 del 14 luglio 2007
“La Repubblica”, 12 febbraio 2007

Se volete visionare l’intero articolo..(e ve lo consiglio)

http://www.grusol.it/informazioni/16-07-07.PDF

Informazioni su nunzy conti

“L’Astrologia può essere definita come il primo tentativo, fatto dall’uomo, per portare nella sua vita di incertezze e paure, la sicurezza e l’ordine che egli intravvedeva nel cielo”(Dane Rudhyar). Astri e contrasti nasce con l’obiettivo di fare ordine nel caos,eliminare il grigio della mediazione, oltre a imporsi di semplificare il linguaggio per permettere a voi cari viandanti la decifrazione di un codice astrologico molto spesso negato ai più . Nunzy Conti
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4 risposte a Scoprire il dolore dell’anima

  1. bigsplash ha detto:

    Cierto, Edvard Munch, encontró en la pintura su catarsis, porque en ella refugió sus traumas interiores. Con “El Grito”, que fue el cúlmen de su vida trágica, no solo está refleja su traumático pasado, sino que en él, están plasmadas las ansiedades de todo un mundo; que tiene por signo de vida el dolor y el drama. Gracias por compartir tan importante y vigente artículo y congratulaciones por el blog.

  2. rudina ha detto:

    Quanto è profondo questo vortice che spesso toglie il fiato,altre inganna nascondendosi per poi uscire fuori e spaventare ugualmente

  3. irene Maria Cavalli ha detto:

    E’ vero, crediamo che il farmaco possa risolvere ogni problema, ogni dolore e raggiungere persino quel vortice dove sembra che la luce non arrivi più. Non abbiamo più il tempo di acoltare, di com-patire, di amare.
    Il prof. Galimberti è un raffinato conoscitore dell’anima e ogni sua parola penetra nel profondo

  4. nunzy conti ha detto:

    Daccordissimo con te Irene….
    Grazie del tuo commento

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