DIGNITA’ DI UN ADDIO

L’esperienza dell’abbandono

foto su flickr.com

L’ esperienza dell’abbandono tocca gli angoli più remoti della nostra anima.. il cuore è come congelato e non ci sono coperte sufficienti a toglierci quella sensazione di freddo che il nostro cuore  sente….

Amanti,complici inseparabili..durante la fase dell’innamoramento il mondo ci appare un posto più bello..tutto l’universo sembra “cospirare a nostro favore”..poi.. un giorno qualsiasi ..ad un’ora qualsiasi.. la nostra vita si ferma: il Treno è arrivato al capolinea ,la coppia scoppia e ci si ritrova a litigare, a LASCIARSI e purtroppo, troppo spesso l’addio viene amministrato malamente,ignorantemente.

Ma perché l’amore finisce? Le ragioni sono tante,ma sicuramente una vale più di altre…”l’incapacità di tenere attivo all’interno della relazione ,un vero dialogo”. Diventiamo un” monologo” noioso e scontato e non ci si parla più se non di questioni pratiche..l’abitudine poi fa il resto.Si da l’altro per scontato,perdendo quelle piccole attenzioni che sono il ”sale dell’amore”Così succede che una mattina uno si alza e stanco,annoiato..probabilmente anche arrabbiato e senza né dignità ne rispetto se ne esca con frasi tipo:

“scusa amore me ne vado,sai mi sono accorto che non ti amo più!”

O peggio

“Scusa amore…ci ho pensato bene. Non siamo fatti l’uno per l’altro!E’ meglio che non perdiamo tempo.Ognuno per la propria strada…

Ed ecco,che la vittima ignara di un precipitoso ed ignorante addio cade in un tormento senza limiti,si apre uno squarcio nel cuore senza confronto…e la reazione è immediata :cominciano gli insulti , le parolacce.. i sospetti tradimenti..e gli appostamenti con relativi inseguimenti…che tristezza! Rimaniamo  lì a covare rabbia e vendetta  fino a sputare fuori acide e corrosive le nostre presunte ragioni . Ci inquiniamo l’anima inutilmente,invece di cominciare a lavorare sulle nostre emozioni, per cominciare a fare i primi passi verso “la guarigione” ..Perchè quando si è lasciati in malomodo .non c’è ferita che sanguini di più..e noi,accertato che ogni tentativo di riconciliazione..è inutile…dobbiamo LASCIARE ANDARE ..e ricordarci che ogni rancore non può che far sanguinare ancor di più la nostra ferita…

E’ necessario dunque:

1-Accettare che l’amore è finito

2-Concederci un periodo per elaborare il lutto

3-Piangere tutte le lacrime

4-Cercare la persona più vicina a noi, pronta a raccogliere la nostra sofferenza.

Ma soprattutto dobbiamo aprire le finestre e fare entrare il sole,liberiarci dai fantasmi del passato e ricominciare a vivere.

Con questo non voglio dire che la cosa sia “semplicissima”dico SOLO che è L’UNICA POSSIBILE

e..come diceva CESARE PAVESE:

” UN’AMORE, QUALUNQUE AMORE CI RIVELA NELLA NOSTRA NUDITA’, MISERIA, INERMITA’, NULLA”

(Aspetto con ansia vostri commenti ed esperienze

Chi volesse spedire mail privata :nunzyconti@hotmail.it)

(l’articolo è stato ispirato da una lettura sul sito :MALDAMORE)


Informazioni su nunzy conti

“L’Astrologia può essere definita come il primo tentativo, fatto dall’uomo, per portare nella sua vita di incertezze e paure, la sicurezza e l’ordine che egli intravvedeva nel cielo”(Dane Rudhyar). Astri e contrasti nasce con l’obiettivo di fare ordine nel caos,eliminare il grigio della mediazione, oltre a imporsi di semplificare il linguaggio per permettere a voi cari viandanti la decifrazione di un codice astrologico molto spesso negato ai più . Nunzy Conti
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40 risposte a DIGNITA’ DI UN ADDIO

  1. donnaemadre ha detto:

    Buonanotte Nunzy… sto crollando e il tuo articolo merita una risposta degna, con il tempo che essa richiede per elaborarla.

    Volevo comunque lasciarti un segno del mio passaggio, e domani ritornerò qui, con tutta la concentrazione che un amore e un addio meritano. Ti lascio intanto il link a una mia poesia che, guarda caso, si intitola “Addio”.

    *** http://donnaemadre.wordpress.com/2008/03/16/addio/ ***

  2. nunzy conti ha detto:

    …sei magica…
    ho pubblicato5 minuti fa..stavo spegnendo pc…ma un dubbio… ed eccoti
    ..ero preoccupata stasera…non sentirti per niente…..
    beh adesso vado a dormire
    a domani amica mia

  3. donnaemadre ha detto:

    a domani amica mia…

  4. nunzy conti ha detto:

    EH va beh!!mi arrendo a morfeo..
    sono appena tornata dall’angolino nostro e ho lasciato un mess…
    scrivevamo in contemporanea…
    davvero dolce notte amica mia

  5. Alberto ha detto:

    Buongiorno Nunzi!

  6. sonia ha detto:

    Io credo cara Nunzy e viandanti che il problema principale sia la scarsa consapevolezza che ognuno ha di sé, come singolo e all’interno di una coppia.
    Le esperienze, di tutti i tipi, portano a trasformazioni profonde di noi stessi… quindi anche un rapporto di coppia apporta queste profonde trasformazioni e un mattino (allo stesso modo di come improvvisamente cade un chiodo che sempre e per anni ha sostenuto un nostro quadro) ci si può rendere conto che la persona che si ha accanto è cambiata, ma non nella nostra stessa direzione e forse anzi distaccandosi molto da noi e da com’era prima, e che noi stessi siamo cambiati così quelle che erano prima le nostre aspirazioni magari poi non lo sono più, ma non per un discorso d’incoerenza.
    Ma questa non può, e non deve, essere una colpa.
    Del resto l’evoluzione è anche quello che si chiede a un rapporto e saper gestire in modo rispettoso e intimo la fine di una relazione credo sia indice di quanto ben presente si ha, o non ha, in testa che: gli amori finiscono, gli amori possono anche finire oppure continuamente rinnovarsi… ma questo non è dato sapere prima.
    Bellissimo articolo cara Nunzy, come sempre del resto.
    Grazie, un bacione grande!
    ^_^

  7. osolemia ha detto:

    ah nunzy… nunzy… e mi sa che devo scriverti una mail… e sì… devo proprio scriverti. appena ho un attimo di tempo ti racconterò.
    baci!

  8. nunzy conti ha detto:

    @tutti
    buondì amici ..volevo dedicarvi prima di rispondervi qualche verso ..non mio..assaiinerente….rapito da una pagina del sito MALDAMORE..ispiratore del mio articolo

    “Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso.
    Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete.
    Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.
    Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana.
    Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
    Se rumore c’è, è interno.
    Un urlo che nessuno all’infuori di te può sentire.
    Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male.
    Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo.
    Ecco cosa sembra e che rumore fa.
    È un’enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti.
    L’amore è così…nessuno ne è indenne.
    È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all’acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore.
    Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente”.

    (Se tu mi vedessi ora – Cecelia Ahern)

  9. nunzy conti ha detto:

    CI tenevo in maniera particolare a farvi leggere le considerazioni carpite
    dall’articolo del prof. ROBERTO CAVALIERE

    http://www.maldamore.it/superare_la_fine_di_un_amore.asp

    anche perchè considero davvero importante in tutto il percorso di accettazione ..davvero fondamentale RICEVERE UN Pò DI SOLLIEVO DA CHI CE L’HA FATTA….A SUPERARE TANTO DOLORE..
    ..e per quelle anime in grave pena che passando di qui possano trovare in noi un pò di conforto…..e non sentirsi sole
    ..per questo STIMOLO IL RACCONTO DELLA VOSTRE STORIE…

    SUPERARE UN ADDIO(ROBERTO CAVALIERE)
    “Innanzitutto bisogna accettare che l’amore è finito e che nel finire ci ha completamente disarmati, come nella frase di Pavese. Senza un’accettazione di ciò qualsiasi percorso è inutile. Sembra scontato ciò, ma non lo è. All’inizio, sopratutto se la fine sopraggiunge in maniera improvvisa ed imprevista, si tende a negare il tutto o quanto meno a minimizzare. Si ritiene che l’altro ritornerà, che ha confuso qualche suo dubbio o quant’altro come mancanza d’amore.

    Dopo che si è arrivati ad accettare che l’amore è realmente finito, si sprofonda in un cupo, lacerante dolore. Bisogna allora concedersi un periodo di lutto . In questo periodo che può durare giorni o settimane ed a volte mesi, và cacciato fuori tutto il nostro dolore. Bisogna piangere tutte le lacrime di questo mondo. Ci si può far affiancare in questo periodo da una persona a noi cara che prestandoci semplicemente ascolto, raccogliendo il nostro dolore, ci allevierà un pò la sofferenza. Và espressa anche tutta la rabbia che si ha dentro. Vanno anallizzati eventuali sensi di colpa che si provono.

    Serve un distacco totale dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere una minimo di relazione, di tipo amicale, con l’altro. Ci si illude che così il dolore sara meno lacerante, mentre non si fà altro che prolungare l’agonia. Inoltre quest’atteggiamento nasconde la speranza, spesso inconscia, che l’amore possa ritornare. Quindi, prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l’altro, occorre tempo.

    Come suggeriva già Ovidio nel suo trattato Remedia Amoris, evitare luoghi e situazioni della relazione finita. Spesso, si tende a ritornare sul “luogo del delitto” a voler simbolicamente rivivere l’amore finito, al fine di attenuarne il dolore. Niente di più sbagliato, è solo una sorta di masochismo sentimentale che prolunga solo l’agonia. L’evitare luoghi e situazioni dell’amore finito fà parte di quel distacco assoluto, necessario al superamento del tutto.

    Agire . Bisogna, nel frattempo, fare qualcosa di positivo per sé stessi, per riempire il vuoto della mancanza della persona amata. Non si può interrompere un rapporto di dipendenza senza sostituirgliene un altro che ne prenda il posto. La nuova dipendenza,deve essere positiva però, bisogna cercare un nuovo forte interesse, che non riempirà appieno il baratro lasciato dal precedente, ma ci aiuterà comunque.
    La natura umana aborrisce il vuoto,soprattutto nell’area dei comportamenti e delle emozioni umane. Se non colmiamo, pur parzialmente, questo vuoto, il comportamento dipendente si rafforza.

    Ricordarsi della massima del filosofo Nieztsche che recita “Tutto ciò che non mi uccide mi giova”. La fine dell’amore rappresenta anche un momento di crescita , di rafforzamento delle proprie capacità di superare le difficoltà. Inoltre può rappresentare l’inzio di un percorso volto a meglio conoscere noi stessi. Se riusciremo in tutto questo saremo sicuramente più forti e più maturi.

    Capire quali eventuali vuoti interiori questo amore così forte e passionale colmava. Infatti spesso sentimenti molto forti non sono dovuti all’amore per l’amato, ma a ver e proprie carenze affettive passate.

    Ricostruire gli “abbandoni passati”. Infine non dobbiamo dimenticare che il nostro modo di superare la fine di un amore è legato ai nostri primi “abbandoni” quelli infantili. Non ricordo chi diceva “il bambino è il padre dell’uomo”. Mai come in questo caso ha ragione. Infatti a seconda di come siamo stati “abbandonati” ed abbiamo vissuto e superato tali “abbandoni” da piccoli, che rivivremo quelli attuali e futuri. Capire tutto ciò ci permette di meglio superare la fine di un amore, di cambiare il “copione” passato.

    Non dimenticarsi del dottore ” Tempo ” che col suo trascorrere cicatrizza qualsiasi ferita. Al riguardo gli antichi greci distinguevano due diversi concetti di tempo. Cronos che è il tempo cronologico, quello delle ore, dei giorni e dei mesi. Lo scorrere di Cronos e importante per superare un amore. Qualche autore è del parere che sono necessari almeno sei mesi per superare un lutto o un abbandono. L’altro concetto di tempo è Kairòs che è un tempo individuale , un tempo necessario per dire “basta”, vale a dire tempo del cambiamento interno. E’ quel momento i cui ci rendiamo conto che è il momento di voltare pagina.

    Una sintesi dei due diversi tipi di tempo è in un significativo verso di U. Saba ” Muta il destino lentamente, a un’ora precipita “. Per quanto doloroso e lento possa essere questo percorso di superamento della fine di un’amore, arriverà un’ora dove vi accorgerete di essere guariti. E vi renderete conto che il più grande amore è quello che ancora stà aspettando.

    Ricordate, di fronte, alla cupa disperazione per la fine di un amore questo aforisma: “Si è proteso su degli abissi. Ha rischiato più volte di cadere. Ma alla fine non è precipitato. In bilico sul vuoto, non ha conosciuto la caduta. Ci sono stati cedimenti, sbandamenti, delusioni, scoramenti, ma la vita l’ha sempre avuta vinta.” (P. Besson)”

  10. marta ha detto:

    Già nell’argomento mi trovo un pò spaesata. Brutte esperienze,scottature, un amore bellissimo che non c’è più.. lo sò che è brutto patire per la vita con quest’idea,ma ormai è già radicata in me..l’amore vero non esiste, quello che si avvicinava alla perfezione l’ho perso, se ce ne sarà un altro non lo incontrerò.
    Mi fa schifo rendermi conto che non ho nemmeno raggiunto i 20 e già non credo più nell’amore.
    Però è più forte di me. Non riesco a crederci.
    Forse non ne ho nemmeno più voglia.
    Troppe volte scottata,mi sento una bistecca,non ne posso più…
    L’ultima mi ha dato il colpo di grazia…. basta… diciamo che al momento ho il cuore chiuso per ristrutturazione…
    forse,e dico forse, tra qualche aanno..ma adesso no…

  11. ivano81 ha detto:

    Io quando sono stato mollato,volevo morire…ero cosi’ sofferente,che cominciavo a pensare che nulla aveva piu’ senso.Il dolore ha incominciato ad affievolirsi solo dopo 4 o 5 mesi,ma mi e’ rimasto talmente dentro,che ha volte rivivo tutto nei sogni,e mi sveglio bruscamente come se stessi veramente rivivendo la scena…Dopo quell’esperienza,ebbi sentimentalmente un periodo refrattario;non credevo piu’ nell’amore,non mi fidavo piu’ di nessuno,e caratterialmente ero diventato insensibile e sarcastico.Mi hanno aiutato le persone pazienti che mi hanno ascoltato e fatto sfogare,in primis l’amica dei tarocchi…ma non voglio credere che l’amore non esiste. L’amore vero per me esiste,e’ solo che e’ difficile trovarlo.

  12. nunzy conti ha detto:

    @TUTTI
    …IL DOLORE PER UN AMORE FINITO è L’ESPERIENZA PIU’ LACERANTE CHE CI TOCCA IN SORTE …E CHI PRIMA CHI TARDI CI TOCCA TUTTI….PURTROPPO……
    MA IO MI DICO SEMPRE…L’AMORE è UN DONO…
    E IL”CORAGGIO DEI SENTIMENTI” NON PERMETTERA’ MAI A CHI VIGLIACCAMENTE NON SI RITIRA DALL’ARENA
    UN NUOVO AMORE…UNA NUOVA VITA….
    UNA NUOVA UNICA SENSAZIONE DI INFINITO…
    ***Senza amore io sono niente***

    p.s.
    mi riservo più tardi di rispondere ad ognuno..
    ahimè giornata campale…
    ma voi scrivete
    un’abbraccio ai coraggiosi ed una stampella con un GANCIO D’ORO ai rinunciatari
    smack

  13. Alberto ha detto:

    Ciao Nunzi, eccomi qua per rispondere al tuo post come promesso, e conoscendomi, ho paura che sarò prolisso e lungo…😀

    Io sin dalla tenera età ho vissuto l’amore dei miei genitori, un amore puro, vero, sincero.
    Anche dopo la morte di mia madre, ho continuato a vedere e a vivere questo amore, un amore fatto di solitudine, silenzio e forza di volontà nel voler vivere da soli.
    Da questa situazione familiare, in cui mio padre decise che l’ultima sua donna sarebbe stata mia madre, (vive da 20 anni solo),decise che non sarebbe più riuscito ad amare nessun’altra donna al di fuori di lei.
    Con i suoi silenzi, mi ha cresciuto trasmettendomi un amore verso la donna che si ama in modo davvero speciale.
    Io dal canto mio, non ho saputo in giovane età capire questo insegnamento, e timidamente ci sono riuscito solo dopo tanto tempo.
    La paura di sbagliare spesso mi ha allontanato dagli altri, le delusioni fanno parte della vita, sono l’opposto della felicità, ed io no la vivevo come dovevo.
    Però sono spesso inversamente propozionali, più sei felice, meno soffri, più sei infelice maggiormente saranno le delusioni.
    Da pochi anni ho capito che è inutile soffrire per una delusione amorosa, perchè aggiunge ad un dolore altro dolore, mentre bisogna prendere coscienza dei propri limiti, capire con umiltà i propri errori e ripartire.
    Quando ci si lascia, spesso le colpe sono da dividere, a meno che non si frequenti un’abile manipolatore/trice, non si può essere così ciechi da addossarsi o addossare tutte le colpe di una fine a se stessi o all’altro partner.
    Quando si sbaglia, la colpa è sempre da dividersi al 50%, e non bisogna guardare agli ultimi giorni della crisi, ma ben dietro, quando ancora si crede che tutto vada bene, perchè un errore che commettiamo sempre è quello di dare per scontato che si sistemerà sempre tutto, e invece la colonna, alla prima crepa, non si fermerà, ma continuerà a cedere lentamente, senza che tu te lo aspetti…
    Il mio amore per la Dona è un amore che va avanti da quasi 7 anni, sinceramente non saprei immaginarmi in questo momento una vita senza di lei.
    Tra alti e bassi abbiamo sempre superato le nostre crisi, crescendo insieme.
    Entrambi abbiamo avuto alle spalle una famiglia dalle solide basi che ci ha dato una comprensione della vita fatta di amore e responsabilità.
    Questo sicuramente lascia il segno.
    Non esiste influenza ambientale maggiore di quella familiare per formare i nostri sentimenti e mostrarli agli altri.
    Non esistono amici o conoscenti che possono cambiarti la tua vita sentimentale come la famiglia.
    Ovviamente parlo per la mia esperienza, mai dire mai.
    Mai dare per scontato nulla.
    Io voglio vivere la mia vita in questo modo.
    Delle influenze esterne che possono minare il mio rapporto me ne guardo bene dal farle vivere in prima persona.
    Di certe bieche persone, che pensano alla loro inutile vita, cercando di rovinare quella altrui, ne facciamo volentieri a meno.
    Se sbagliamo, è sempre e soltanto per colpa nostra.
    E’ troppo semplice dare la colpa agli altri e nascondersi, bisogna prendere la propria vita in mano ed affrontare la realtà, solo così si può crescere.
    Solo così si può amare qualcuno.

    Amare potrebbe essere rappresentato
    come giocare a carte con tuo nonno…
    Mentre giochi lo ascolti e non ti interessa altro,
    perchè resti fermo lì ad ascoltare i suoi racconti,
    non esiste tempo in quel momento.
    Quando ti rendi conto che è finita la storia,
    non vedi l’ora di ricominciare.
    E quando ti rendi conto di quanto tempo è passato,
    hai lì i tuoi nipotini che aspettano che insegni loro a giocare…

    In questi anni soffriamo parecchio perchè abbiamo troppa fretta, perchè non abbiamo più nessuno che ci ascolta, perchè pensiamo di diventare adulti troppo presto,
    perchè abbiamo paura di restare bambini per troppo tempo,
    perchè fondamentalmente non ascoltiamo, facciamo finta, e per questo motivo roviniamo tutto.
    Per tutti questi motivi rinunciamo a vivere.
    Perchè non sappiamo cogliere l’essenza della vita stessa,
    che è per l’appunto vivere.
    La vera gioia risiede in noi, che sappiamo donare al nostro partner noi stessi, e sappiamo anche che alla gioia è contrapposto il dolore.
    Siamo gli artefici dei nostri desideri, delle nostre paure, delle nostre vittorie.
    Stare fermi ad aspettare che il mondo ci dica qualcosa è come aspettare il tram delle 6 alle 8 di sera, non passerà mai se tu arrivi in ritardo e ti chiedi il perchè ogni sera mentre da solo torni a casa.
    Ma siamo uomini, e in quanto questo, dotati di intelletto, al posto di un animale che principalmente vive di istinto, soffriamo e ci chiediamo il perchè e allora spesso molliamo tutto.
    Perchè non abbiamo l’istinto primario di riprodurci per sopravvivere, portiamo con noi l’istinto primario di vivere insieme a qualcuno.
    Ecco perchè dico che l’essenza della vita è la vita stessa, altrimenti che senso avrebbe vivere nel migliore dei casi per 80/90 anni senza poter raccontare a qualcuno ciò che si è vissuto?
    Che senso avrebbe giocare a carte col nipotino e raccontargli tutti gli anneddoti che hanno contraddistinto la propria vita?
    Non si potrà mai amare qualcuno se principalmente non si rispetterà mai se stessi.
    E se le cose non funzionano, e si soffre, bisogna rialzarsi e lottare, perchè nella vita c’è sempre qualcuno pronto da amare, che ha bisogno del nostro amore, che è disposto ad ascoltarci.
    Non arrendersi mai, mai, mai.
    La vita è un dono che và vissuto fino in fondo, per poter amare ed essere amati.

  14. nunzy conti ha detto:

    …caro alberto…la tua storia merita un’attenta lettura…..mi riservo di risponderti più tardi…ma in anticipo ti ringrazio di questa Meravigliosa…
    “CONFESSIONE”
    GRAZIE
    A PLUS TARDE

  15. donnaemadre ha detto:

    Bellissimo l’intervento di Alberto, letto tutto d’un fiato (due fiati: breve interruzioni per l’arrivo di un commento sul mio, annunciato dal rullo di tamburi di Libero…)

    Ieri avevo promesso a Nunzy di tornare per rispondere a questo post, e oggi trovo così tanti interventi… eh sì, l’addio è un argomento che tocca.

    Ma l’addio che pesa di più è forse quello che non si è detto, quella persona scomparsa dalla tua vita non necessariamente perché rapita a questo mondo, ma perché… perché? Perché prima c’eri e ora non ci sei più, ci siamo salutati come sempre e poi… e poi cosa?

    Non so dirlo. Non è necessariamente un addio d’amore, può essere un addio di amicizia, o un addio di altro genere. O semplicemente un addio a un rapporto privilegiato, che ieri c’era e oggi non c’è più.

    Non vi citerò una volta ancora “L’amico perduto”, ogni tanto lo ritiro fuori, perché è uno di quelli che ho più a cuore. Ma oggi no.

    Pesano gli addii non detti. Gli addii senza dignità. Quelli che il tempo non cura.

    Sì, più ci penso più penso che non ne esistano tanti di addii detti.

    Ci sono gli addii che si condensano nell’aria, col tempo, tanto tempo, e poi prendono la forma di silenzio, e allora la separazione fisica è un dettaglio.

    Ci sono gli addii a tavolino, quelli per la “ragion di Stato”: forse ora non esiste più chi lascia per non essere diseredato, ma chi lascia perché l’ “altro” non è gradito alla famiglia, o addirittura agli amici, sì.

    Addio, disse un uomo a una donna che amava, ma che non era sua correligionaria. E la donna passò il resto della sua vita in convento.

    Addio, disse una donna a un uomo, quando tornò il suo ex danaroso: disse che “in un certo senso amava tutti e due, ma col secondo non avrebbe avuto più un problema al mondo, e ai suoi figli avrebbe potuto dare tutto.

    Addio, si dissero i due amanti, entrambi sposati, quando il sentimento stava diventando troppo forte, ricordandosi improvvisamente di avere ciascuno una famiglia che non volevano far soffrire.

    Addio, disse un insegnante a un rapporto privilegiato con un geniale studente, perché capiva che non era professionale, e ingiusto nei confronti degli altri ragazzi.

    Motivazioni non sempre nobili, per i corsi e i ricorsi dell’addio…

    Sul mio blog, nella pagina “Pensieri d’amore” ( http://donnaemadre.wordpress.com/178/ ), al quarto pensiero troverai qualcosa che ti farà sorridere… perché le coincidenze continuano a fioccare.

    *** buonanotte nunzy… ***

  16. Alberto ha detto:

    Buongiorno Nunzi!😀

  17. ivano81 ha detto:

    Zia Nunzy,ti prego,non abbandonarci…😥 ! Abbiamo bisogno della tua saggezza ! Ti aspettiamo !

  18. nunzy conti ha detto:

    @tutti
    …uffi..ce l’abbiamo fatta!!!!siamo di nuovo in linea…
    mi scuso con tutti per questo silenzio non voluto….
    @ivano
    ..come dice un cucciolone a cui sono molto affezionata….
    zia nutella …non abbandona mai…
    @alberto…..
    per il buon giorno..non ce l’ho fatta….ma almeno una dolce notte….
    @diemme
    …..cosa sarebbe il mondo senza diemme!!!!!!!!
    non voglio neanche pensarci…brrrbrrr

  19. nunzy conti ha detto:

    Quanti spunti straordinari…dal commento di alberto
    e quant’altri diversi e speciali..da quello di diemme..
    e ancora un punto di vista diverso da ivano,da sonia..e i puntini di OSOLEMIA..la dicono lunga
    tutto questo mi induce ad una riflessione….
    LA QUALITA’ DEL SENTIMENTO ,LA QUALITà DELL’INSEGNAMENTO…
    MIO PADRE MI DICEVA SPESSO…”Quando proprio ti senti persa..quando a fianco a te non trovi nessuno che ti ascolta,quando hai perso un amore e in quel dolore rischi di perdere te stessa…allora è il momento di ricordare CHI SEI E DA DOVE VIENI….SOLO NELLE TUE RADICI TU RITOVI TE STESSA..
    (IN QUESTO ALBERTO CI HA DETTO TANTO E LO RINGRAZIO)…
    Partorirò stanotte..il nostro decalogo
    sul dolore di un addio…
    si accettano consigli..anzi…si spera vivamente…
    ***sono cotta come una pera…a domani per ulteriori riflessioni***
    un abbracciooooooooooooooooooooooooooooooooo
    tuttitutti

  20. David ha detto:

    stupendo, semplicemente te stessa.

    è per tutto questo “…come ti cambia… la vitta…”

    cuando al mirar nuestras raices nos encontramos mas libres y al encontrar en una mirada un tesoro lo portamos eternamente y se vuelve nuestro combustible cuando nos sentimos derrotados
    y nace dentro el gusto de sentir por un instante el privilegio de haber iniciado a crecer dentro y envejecer consientes del aporte que la vida nos permite.
    palabras sentidas dentro, levantadas con ternura y vividas con nuestras raices “natura_li”
    en algun lugar brilla una estrella a la que miro todos los dias como se mueve, asi se aprende a caminar en la vida con palabras que nos abren el camino hacia nuestro propio descubrimiento.

    un abraccio bella

  21. nunzy conti ha detto:

    @david

    Grazie delle tue parole..anche se non tutto ho ben compreso….
    peccato!!perchè ho respirato un “pensiero stupendo”
    …d’altro canto(come diciamo da questa parti)..
    “L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI”

  22. donnaemadre ha detto:

    Il primo addio.
    Vorrei raccontarteli tutti i miei addii, quelli dati (ne ho dati?) e quelli ricevuti.
    E qui mi soffermo ancora a chiedermi: “Ma ne ho ricevuti?”.
    Nel senso, ne ho ricevuti di persona, o è stata una cosa che ho dovuto intuire, di cui ho dovuto prendere atto? E quelli che ho dato, li ho dati io, o anche quelli sono stati una presa d’atto del fatto di esserci già persi?

    Il primo addio. Dopo il primo abbraccio sulle montagne russe, forse perché avevo paura, ma non con lui. E quel primo abbraccio comunque avvenuto dopo quegli sguardi sempre più carichi di qualcosa, coi miei occhi sempre più imbarazzati, pronti ad abbassarsi e a guardare altrove.

    Era una sera romana, sulle sponde del Tevere, e mentre risalivamo le scalette che ci avrebbero riportato sulla via, si ferma, mi guarda e mi fa “Vuoi sposarmi?”.

    Avevo 18 anni. Gli chiedo se era sicuro di quello che diceva, e lui mi disse “Non sei la mia prima ragazza, io ho coscienza di quello che provo, sei tu quella senza esperienza: interroga te stessa prima di rispondermi, se veramente lo vuoi”.

    Io “me stessa” la conosco abbastanza bene, e sapevo di non amarlo. Sapevo di volergli un bene dell’anima, e ero disposta a costruire. Sapevo che la mia era prima di tutto una fuga da casa, ma questo nulla toglieva alla serietà del mio affetto e del mio impegno.

    Ci saremmo sposati quattro mesi dopo, il tempo materiale di mettere su casa.

    Io avevo un sogno: sposare con l’abito bianco. Oggi può sembrare anacronistico, in tempi di libero amore, e anche di sesso fine a se stesso, a volte al limite, a volte oltre il limite, della promiscuità.

    Ma io ci credevo. Lui no.

    “E più che l’amor poté il digiuno”, e lo colsi a intrattenersi altrove.

    Se tu hai certi principi e vieni tradita, non hai molta scelta, te ne puoi solo andare. E fu così che me ne andai, con un dolore atroce nell’animo, e uno sconcerto che mi avrebbe accompagnato per troppo tempo.

    Qualcuno di voi dirà: non si prende una decisione di matrimonio così in fretta. Potrei non essere d’accordo: ci sono persone che si sposano dopo anni e anni di fidanzamento, e il cui matrimonio naufraga in viaggio di nozze. Ci sono unioni improvvise che durano decenni, a volte persino “per sempre”.

    E allora obietterete: “Ma tu non lo amavi”. Forse. Forse semplicemente non subito.

    E allora obietterete: “Ordunque, per una volta, non potevi perdonarlo?”

    No. Sono cose che uno tutt’al più fa finta di perdonare. Ho visto donne ritirare fuori le vecchie storie dopo anni, decenni, secoli: non sono cose che si digeriscono, mai, e allora perché partire col piede sbagliato? Perché dargli l’impressione che non esistano quelle conseguenze che uno invece trattiene nel cuore, alimentandole ogni giorno e non concedendo a se stessi di lasciarle andar via?

    *** Se pensi che questa testimonianza possa aver fornito un contributo, un giorno o l’altro ti racconterò il secondo addio.***

  23. donnaemadre ha detto:

    Ehm, mi rendo conto adesso, rileggendo il commento, che la frase ” coi miei occhi sempre più imbarazzati, pronti ad abbassarsi e a guardare altrove” potrebbe essere fraintesa…

    *** Intendevo occhi pudicamente a terra, timidamente distolti dai suoi😳 ***

  24. nunzy conti ha detto:

    @diemme
    ..no..io non avrei mai frainteso quelle parole..
    ma io conosco i tuoi occhi e ho incontrato la tua anima…
    ***selvaggia e ribelle ogni qualvolta la vita vorrebbe farti ingoiare o addirittura digerire l’ingiusto e l’ipocrita realtà***
    E’ proprio il caso di dire “DIGNITA’ DI UN ADDIO”
    Dignità di un anima che non può e non vuole VIAGGIARE AI BORDI DEL FIUME,MA CHE IMPAVIDA E SOLA AFFRONTA LA CORRENTE E VA VERSO LA CASCATA,E CI SI TUFFA,SE NECESSARIO,PUR DI VIVERE LA VERITA’ DELLE EMOZIONI E SCAPPARE DALL’ONDA INEBRIANTE DELL’OPPORTUNISMO..
    ***sono felice che sei nella mia vita..regina di cuori***

  25. donnaemadre ha detto:

    Grazie sorella mia e… non è da te che temo di essere fraintesa…

    E per quanto riguarda l’addio… inutile nascondersi dietro un dito: meglio un giorno da leoni che cento da pecora

    *** anche se continuerei ad ambire ai 50 da orsacchiotto… ****

  26. nunzy conti ha detto:

    ….un cent per il tuo desiderio….
    (ahimè anche io voglio i 50 da orsacchiotto…)
    ma sembra che per alcuni di noi ..o tutto o niente sia l’unica via percorribile….
    smackkkkkketeeeeeee

  27. nunzy conti ha detto:

    @avviso ai naviganti
    Questo argomento impone ulteriori riflessioni….
    Sia Alberto che la nostra(che più nostra non si può) amica Diemme..ci nanno raccontato in maniera splendida e senza riserve la loro storia..
    e sarebbe utile per tutti noi sia “vittime” che carnefici”..proseguire sulla strada delle confessioni..
    A questo argomento ..tengo in maniera particolare e mi piacerebbe continuare il viaggio….
    ..probabilmente inserendo un nuovo post..con ilfamoso decalogo di cui vi ho parlato…
    ma nel frattempo una certa “TESORISIA” NOSTRA ,ci aveva sussurrato l’ipotesi di una seconda parte del suo racconto….
    TI ASPETTO
    ***è troppo importante la tua testimonianza***

  28. donnaemadre ha detto:

    Avrei voluto scrivere un post sui miei addii. Poi non l’ho fatto, perché non ho trovato un’immagine che rispecchiasse il mio stato d’animo, né ho trovato una versione accettabile su youtube della bellissima canzone di Baglioni, “Solo”, che invece lo rispecchia così bene…

    Forse i miei addii nemmeno li ricordo più: non mi sento indurita, solo diventata estranea a quel tipo di problemi (e strania mi sento… ).

    Ma poiché me lo chiedi, cercherò di ricordare.

    La prima volta che vidi mio marito litigammo immediatamente, direttamente in tutte le lingue: tante ne sapevo io, studiate all’estero, messe in pratica in mezzo a ragazzi di tutte le nazionalità, e poi occupandomi di immigrati, tante ne sapeva lui, che nella sua lunga (era molto più grande di me) e avventurosa vita aveva anche, tra le altre cose, capitanato una nave […].

    Insomma, dopo un duello linguistico all’ultimo sangue, senza risparmio di colpi, eravamo cotti come pigne l’uno dell’altro: abbiamo continuato a litigare senza tregua, e così siamo così arrivati al matrimonio, celebrato l’anno dopo.
    Di strada insieme ne abbiamo fatta, senza annoiarci mai, abbiamo scritto libri, composto canzoni, accanto alla più prosaica quotidianità che però, vissuta insieme, era sempre lieve.

    Fu l’intervento della prima moglie a portarci alla catastrofe: quella prima moglie che non sopportava con animo lieto il fatto di vederlo felice accanto a una ragazzina, mentre lei strappava la vita coi denti, caricandosi di secondi, terzi e quarti lavori, per far fronte alla responsabilità di una figlia con la quale era stata lasciata da sola (avrei capito col tempo tutte le sue ragioni!). I suoi modi erano discutibili e lui, forse per debolezza o più probabilmente per cattiva coscienza, la lasciò fare, fino alle conseguenze estreme.

    Non vi racconto i particolari, non sarebbe elegante. Decidemmo la separazione ancora innamorati l’uno dell’altro, e continuando a vivere sotto lo stesso tetto perché in quel momento non c’era altra possibilità.

    Posso dire che il vero addio fu toccato con mano solo quando la possibilità ci fu. Prima eravamo separati, in stanze separati, con vite e orari separati, ma eravamo sempre noi.

    Poi, lentamente, le sue cose incominciarono ad accatastarsi impacchettate accanto alla porta d’ingresso. Si accatastavano, e poi sparivano, altre occupavano il loro posto, e poi sparivano anch’esse.

    Fino a che di suo non ci fu più niente.

    *** Ecco, più di questo non trovo il cuore di raccontare… ***

  29. nunzy conti ha detto:

    @diemme
    Ci racconti un “addio” che lentamente può ad un’anima fragile dissanguare il cuore..
    ci parli di amore
    ci parli di dolore
    ci parli di ricordi che ancora fanno male
    per la modalità e il lento scivolare nell'”oblio”
    ..e le parole di cui l’animo per raccontarle non è pronto..si respirano nelle pause..nelle virgole..negli spazi e nei punti che sono molti..quasi una pausa per un lungo respiro tra una parola e un articolo..
    Si,il ricordo di un addio dove la parola fine è scivolata fra i titoli di coda….fa male ancora.
    Scende una lacrima fra le pieghe del mio cuore..per i miei addii ..di cui uno ,forse il più difficile racchiude in se le stesse modalità.
    GRAZIE PER AVERCI DONATO IL TUO RACCONTO…SOPRATTUTTO PER LE PAROLE CHE SI NASCONDONO DIETRO LE PAUSE..

  30. nunzy conti ha detto:

    VI POSTO IL TESTO DELLA CANZONE
    “SOLO” DI BAGLIONI…
    perchè “sento” che ci racconta assai bene
    (proprio come dici tu cara diemme)

    “Lascia che sia
    tutto così
    e il vento volava sul tuo foulard
    avevi già
    preso con te
    le mani le sere la tua allegria
    non tagliare i tuoi capelli mai
    mangia un po’ di più che sei tutt’ossa
    e sul tavolo fra il the e lo scontrino
    ingoiavo pure questo addio…
    lascia che sia
    tutto così
    e il cielo sbiadiva dietro le gru
    no non cambiare mai
    e abbi cura di te
    della tua vita e del mondo che troverai…
    cerca di non metterti nei guai
    abbottonati il paltò per bene
    e fra i clacson delle auto e le campane
    ripetevo “non ce l’ho con te”
    e non darti pena sai per me
    mentre il fiato si faceva fumo
    mi sembrava di crollare piano piano
    e tu piano piano te ne andavi via
    e chissà se prima o poi
    se tu avrai compreso mai
    se ti sei voltata indietro…
    e chissà se prima o poi
    se ogni tanto penserai
    che son solo…
    e se adesso suono le canzoni
    quelle stesse che tu amavi tanto
    lei si siede accanto a me sorride e pensa
    che le abbia dedicate a lei…
    e non sa di quando ti dicevo
    “mangia un po’ di più che sei tutt’ossa”
    non sa delle nostre fantasie del primo giorno
    e di come te ne andasti via…
    e chissà se prima o poi
    se tu avrai compreso mai
    se ti sei voltata indietro…
    e chissà se prima o poi
    se ogni tanto penserai
    che io solo… resto qui
    e canterò solo camminerò solo da solo continuerò.”

  31. malinconicamente ha detto:

    Quante volte ti ho detto che ti amo e con te sto bene? Mille, forse un milione. Sicuramente poche rispetto a quelle che avrei voluto dirti.
    Poi all’improvviso cambi, non spieghi, non cerchi di farmi capire. Sai che soffro a vederti così. Sai che ti amo. Ti prego parla. Per giorni ho aspettato che tu parlassi, e tu niente. Taci, come sempre. Taci come non dovresti. E invece lo fai. E sto male al pensiero di vederti così fredda, con me. Sto male ad umiliarmi a chiederti ancora amore. Sto male.
    Quante volte ti ho detto che ti amo e che con te sto male? Una, ora e non te lo dirò mai più.
    Addio amore.

    Il mio addio, una settimana fa, è stato più o meno così.

  32. nunzy conti ha detto:

    @Malinconicamente
    …leggo tanto dolore
    …respiro il dramma per ciò che poteva essere e non è stato…e una ferita troppo aperta per dar conto alle ragioni che il cuore vuole e pretende per se…
    Di questo ADDIO ..così definitivo, così senza appello,
    sei la vittima o il carnefice…? perdonami se non ho capito..ma il tuo dolore è forte e si sente, e merita una degna risposta qualunque sia..la posizione…
    Il “banale” che c’è in giro crede che chi lascia non soffra..invece ad un cuore pieno di dignità e di amore fa male molto di più essere carnefice del dolore altrui..
    ***OVVIAMENTE CI RIFERIAMO A CHI UN CUORE CE L’HA..CREDO TU SIA DACCORDO***

  33. donnaemadre ha detto:

    Ti amo e con te sto male. Anche questo esiste, e somiglia molto al mio addio. Innamorati, sotto lo stesso tetto, ma col bisogno di sapere che le nostre strade non viaggiano più insieme.

    Con te sto bene, starei bene se fossimo solo noi due, ma non lo siamo, lì fuori c’è il mondo, e noi non lo affrontiamo, viviamo e percepiamo nello stesso modo.

    E allora con te sto male, perché lasci la mia vita sulle mie spalle, e ci aggiungi anche la tua, troppo pesante e troppo ingiusto che non sia su quelle che le competono.

    Sto bene, quando guardiamo il tramonto parlando dell’universo, ma sto male quando i problemi si sommano e ad affrontarli sono solo io.

    Mi chiedi ancora amore, ma è per me stessa che devo averlo per primo: non per egoismo, ma per il rispetto che la vita merita.

    Che la mia vita merita.

    Che avrei meritato da te.

  34. nunzy conti ha detto:

    @DIEMME
    ..come sempre…non manchi mai all’appello del cuore
    e anche alla capacità di comprendere fra le righe quello che uno si vorrebbe sentir dire……
    hai tutta la mia stima
    (..e lo sai)

  35. Malinconicamente ha detto:

    L’addio è stato il mio. Io le ho detto addio. E lei quasi impassibile è andata via. Lei non parla, tiene tutto dentro, soffre ed ama in silenzio. Io amo gridando, regalando conchiglie con dentro scritte le mie poesie d’amore o facendole trovare sul suo letto un mazzo di girasoli (i suoi preferiti) o scrivendole un libro (ne ho fatto solo due copie, una per me ed una per lei) o mille altre cose. Lei tutto in silenzio. All’improvviso ho rotto io. Amo alla follia, ma non baratto la mia dignità, per niente e nessuno, né per lavoro, né per amore.
    Semplicemente lei non poteva darmi ciò di cui io ho bisogno: amore profondo. Perciò addio amore.

  36. donnaemadre ha detto:

    Mah!

    Se ho capito, ami una donna e ne sei riamato, e tronchi perché non accetti il suo modo di amare, perché non le consenti di essere diversa da te?

    Mio padre era uno pieno di pensieri gentili, e mia madre algida, lui pieno di calore e lei una che non si perdeva in smancerie, ma quando lui è stato in difficoltà, per lei è stato sempre il suo re: poteva aver perso punti agli occhi del mondo, ma mai a quelli di sua moglie, e quando lui è stato male si è fatta ricoverare anche lei per poterlo assistere giorno e notte senza riposo.

    *** meditate gente, meditate ***

  37. Malinconicamente ha detto:

    Non è proprio così. Certo che accettavo la sua diversità. Anzi ne ero affascinato. Il punto è che alla fine avevo dei dubbi sul fatto che mi amasse e lei non ha fatto niente per risolverli. Anzi il giorno che l’ho lasciata è andata via senza batter ciglio. Tengo a fare presente che ci fù già una rottura: facemmo un bel giro dell’Europa per 10 giorni: amore e passione. La notte rientriamo, io avevo gli occhi gonfi d’amore e ci diamo l’appuntamento all’indomani: lei, poco prima di passare da me, mi manda un sms dicendomi di perdonarla ma per lei il viaggio era finito. Era tornata con il suo ex. Allora l’ho riconquistata, ci è voluto tempo, ma è tornata da me. Poi all’improvviso ricambia, da un giorno all’altro: avevo paura di ricevere un altro sms. Le chiedo di parlare. Lei non parla. Io non potevo insistere. Lei dice: il mio grande difetto è che tengo tutto dentro ed esplodo tutto di un colpo. Io l’ho vista trattenere qualcosa e sono esploso io. Sono stato male per qualche giorno: l’amore non può essere quello. Io non voglio soffrire mentre amo qualcuno. Forse sbaglio, ma come tutti e tutte anche io ho bisogno di certezze (per quanto in amore ve ne possano essere). Io la guardo e le dico: TI AMO. Lei non risponde (sino ad allora l’aveva sempre fatto). Mi sento umiliato. Troppo per me. Allora ho tagliato. E credo di aver fatto la cosa giusta.

  38. nunzy conti ha detto:

    @MALINCONICAMENTE
    Così come dici adesso è tutto molto più chiaro sai!D’altro canto le parole sono tutto quello che ci rappresentano in questo contesto..e spesso si fraintendono o si danno per scontate.
    Sono certa che anche diemme alla luce delle ragioni del cuore che tanto mi avevano colpito fra le righe del tuo primo post…possa meglio comprendere le ragioni del tuo addio..
    E come si fa a vivere nel dubbio costante?
    Come si può accettare un amore che non scalda il cuore?
    Ognuno di noi è diverso,ognuno di noi ha il diritto di respirare al meglio l’amore e non accontentarsi per paura di perdersi o di non credere ancora..
    Mi dispiace per lei..che sicuramente non riesce ad amare completamente neanche se stessa ..e aprire il suo cuore alla vita
    E una parte di me rimane romanticamente convinta che quando un addio è fatto con i sentimenti rimane sempre una traccia del nostro amore…che parlerà in eterno di noi a quel cuore che abbiamo lasciato solo….
    grazie per la testimonianza
    ***sono stata nel tuo blog.:sei un altro viandante del cuore doc..penso che mi vedrai svolazzare da quelle parti***

  39. donnaemadre ha detto:

    Sì, ha ragione Nunzy, alla luce di quanto racconti anch’io penso che tu abbia fatto la cosa più giusta.

    D’altro canto io parlavo di una persona che ama ma non lo esprime nello stesso modo nostro, non di una che non ci ama.

    *** e che ci lascia con un sms: brrrr !!! ***

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