Notte buia e sincera

(racconto di NIABI )

Sono già uno dell’altra.
Ma questo amore veloce
dovrò renderlo arduo,
perché una vittoria troppo facile non svilisca il valore della conquista.

(da “La tempesta” di William Shakespeare)

Mi dimentico sempre di chiudere bene la finestra, ma forse lo faccio proprio apposta, per essere svegliato dalla tenda che si gonfia e sgonfia, molestata da questa leggera e fresca brezza.

Notte fonda, sì.

La tenda continua a sfiorarmi e solleticarmi il braccio destro, disteso e abbandonato al di fuori del letto.
È notte fonda, e io mi alzo…perché la notte è più sincera del giorno.
Mi alzo e, mentre con una mano mi strofino gli occhi, con l’altra raccolgo la felpa blu che ho abbandonato sul tappeto, solo qualche ora fa. Mi piacerebbe, ma non posso ancora uscire fuori così come mi trovo, con il pantalone del pigiama e una maglietta bianca a mezza manica. Non avvertirei solo questa delicata brezza, ma freddo, freddo pungente…e non voglio rovinare questa notte stellata.

Raggiungo in terrazzo la sedia a dondolo. Per me, l’immagine ideale di chi è intento a fuggire dai propri pensieri, è sempre quella di una persona con una sigaretta appena accesa tra le dita e una bottiglietta di birra nell’altra mano.
Peccato! Io non fumo, e ho abusato di birra durante la serata appena trascorsa.
Così…non ho nessuna sigaretta tra le dite, e ho solo un semplice bicchiere di latte in mano.
Dondolando è ancora più bello perdersi in cielo, le stelle vanno e vengono, sembrano moltiplicarsi dondolio dopo dondolio, le vedo in cielo e anche nell’acqua del fiume che scorre portandosele via velocemente.

Lo sapevo che anche stanotte sarebbero arrivati…da qualche notte a questa parte arrivano sempre.
Mi fermo a fissarli, come sempre, mentre mi perdo in un lungo sorso di latte, bianco come il leggero vestito di lei.
Appoggio i piedi sulla sedia a dondolo, ogni volta mi diverto all’idea di trovarmi all’improvviso a testa in giù, ribaltato magari da una spinta meno regolare e un po’ più avventata…ma è tutta un’altra emozione non avere i piedi ben saldi in terra, e continuare a dondolare mentre vengo colpito da piccoli riflessi puri e luccicanti.
E quei due sono sempre lì, neanche questo dolce oscillare li fa andare via.
Quel ponte dev’essere il loro posto d’incontro…lei in una metà e lui nell’altra, come a delimitare, da una parte qualcosa che è giusto, e dall’altra qualcosa che è sbagliato.
Ma ognuno supera la metà dell’altro, in questo incontro notturno, sorretti solo da un ponte sospeso di assi ordinate e scricchiolanti.
Un ondulato vento muove il vestito bianco di lei e, dispettosamente, cerca di oscurare la sua vista coprendo i suoi occhi con ciocche di capelli castani.

Spero non accada anche stanotte, mentre se ne stanno lì sul ponte, con le bocche divise solo da un soffio di respiro, ma già troppo lontane.

Invece, tutto si ripete, è un attimo…e un fiume pulsante di rosso prende a macchiare intensamente la felpa di lui, all’altezza del cuore.

Il momento di panico iniziale svanisce, per me e per lei, quando la giovane donna si accorge che nessun segno di disagio o dolore compare sul viso di lui. Scorre veloce quel fiume, e lei cerca, un po’ spaventata, di tamponare e chiudere quell’invisibile ferita, con le mani.
Non ci riesce, così sovrappone una mano all’altra, per premere di più…ma tutto quel sangue prende a scorrerle tra le dita, arrivando anche a macchiare la parte finale del suo vestito bianco.
Le assi del ponte si sporcano anch’esse. Una goccia resta per un po’ lì sospesa, finché non diventa troppo pesante e si getta nel fiume limpido, per lasciare il posto alla goccia successiva, e chissà a quante altre.
Ma sotto non si vede niente, e non perché sia buio, solo perché qualche goccia rossa non ha la forza di sporcare quel fiume limpido e veloce.
Mani nelle mani, mentre di rosso tutto si colora, così, si allontanano anche stanotte.
Le loro mani sono proprio le ultime a lasciarsi, lui è sempre il primo a voltarsi e ad andarsene, sporcando il suo percorso, passo dopo passo.
Lei resta lì, con gli occhi che vedono il capo chino di lui…che se ne va, con le mani in tasca, come se niente fosse…e come se la sua felpa improvvisamente non fosse più zuppa di rosso.

Questa notte, come le altre.

Finisco di bere il latte, tanto dopo poco solitamente se ne va anche lei.
Invece di rinfrescarmi e addolcirmi la gola, quel liquido mi va di traverso quando lei, invece che andarsene, si volta verso di me, appoggiando le mani sporche sulla scura ringhiera del ponticello di legno.
Rimetto i piedi in terra, ma non serve a far sparire quella figura bianca…mi alzo e raggiungo la ringhiera del mio terrazzo, di fronte a lei, e di fronte a quello che vorrei.

È notte fonda, ora più di prima.

Il vento sembra partecipare anche al nostro incontro, accarezzandole quel debole sorriso.
“Buonanotte…” trascina con sé il vento.
Quella bianca figura si distacca lentamente dalla ringhiera, e con lo stesso passo lento ma deciso, seppur nudo, con cui è arrivata…se ne va.
Scenderà in riva al fiume a lavarsi le mani, è quello che penso io.
Ma lei non lo fa, e se ne va con le mani sporche di sangue, strette e inermi lungo il corpo, e a piedi nudi.

Raccolgo da terra il bicchiere vuoto, prima di scaraventarlo involontariamente da qualche parte, soprattutto prima d’infrangerlo in piccoli riflessi.
Rientro in camera e mi sfilo la felpa per rimettermi a letto, che tanto, ormai, a quest’ora la notte non è poi più così sincera.
Non mi stupisco di trovare sulla maglietta bianca una macchia rossa, all’altezza del cuore…non mi stupisco.
La metto da lavare, la butto, o la lascio così?
Lei se n’è andata con le mani sporche…non ha voluto lavare via niente.
Cigola la sedia a dondolo, in questa notte buia e sincera…

Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l’altro
s’allontana. Oh no!
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

(da “Sonetti” di William Shakespeare)

Un racconto che lascia una ferita che non guarisce….e proprio in questa settimana che parliamo di DOLORE PER AMORE, DI IGNORANZA NEI CONGEDI…mi sembrava appropriato portarlo a voi viandanti del cuore….perchè in fondo sappiamo bene che di mal d’amore si può morire...morire dentro, e come fantasmi eternare quel dolore…che graffia l’anima in questa vita e in molte ancora…..

RINGRAZIO L’AMICA SONIA-NIABI PER AVERMI INVIATO QUESTO RACCONTO E PERMESSO DI PUBBLICARLO

Informazioni su nunzy conti

“L’Astrologia può essere definita come il primo tentativo, fatto dall’uomo, per portare nella sua vita di incertezze e paure, la sicurezza e l’ordine che egli intravvedeva nel cielo”(Dane Rudhyar). Astri e contrasti nasce con l’obiettivo di fare ordine nel caos,eliminare il grigio della mediazione, oltre a imporsi di semplificare il linguaggio per permettere a voi cari viandanti la decifrazione di un codice astrologico molto spesso negato ai più . Nunzy Conti
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2 risposte a Notte buia e sincera

  1. portantica ha detto:

    Bello il racconto,ma la foto è veramente intensa!Chi rappresenta e chi l’ha fatta?Grazie Vittorio

  2. nunzy conti ha detto:

    Caro vittorio..vorrei poterti aiutare..ma la foto (che ho in memoria da molto tempo)è …rimasta in un angolo proprio per la mancanza di dati..a lungo..finchè mi sono decisa a pubblicarla..ma non ho i dati perchè non c’erano quando la recuperai in rete..
    Ricordo solo..e (qui rispondo alla tua prima domanda)che la trovai per rappresentare il tema della paura, dell’abbandono,della solitudine…
    mi catturò coma a te per la sua intensità..e se mai ti capita da qualche parte di rintracciarne l’autore….sarei lieta se melo comunicassi..anche perchè mi interesserebbe vedere il book ….di questo artista….
    che a mio avviso scatta non foto..ma emozioni…
    ***lieta che ti sia piaciuto il racconto..NIabi è molto brava ed ha bisogno di essere stimolata***

    mi farebbe piacere che leggessi
    https://nunzyconti.wordpress.com/2008/08/18/dedicato-ai-figli-del-sole/
    ciao

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