Donna selvaggia:pelle d’anima

In un tempo non troppo lontano,in un angolo ai bordi del cuore incontrai una donna. vestita di nero ,con i capelli color dell’oro e una rosa sul seno. Ci fù un lungo istante di silenzio poi mi guardò negli occhi..mi guardò nell’anima.. Fu solo un attimo..ma ci bastò.

Nelle sue mani aveva un libro..mi disse: “Prendilo..ti servirà.”

E così fù.

In quelle pagine trovai me stessa ..

e tutte le donne che avevo incontrato..

e tutte le donne che avrei incontrato…

e tutte le donne che incontrerò.

Perchè in ognuna di noi c’è un istinto selvaggio, atavico che questo nostro quotidiano ci ha rubato..

“DONNE CHE CORRONO COI LUPI” ,

Il mito della donna selvaggia,di Clarissa Pinkola Estés

Dove corrono i lupi

“Si dice che c’è un posto nel deserto in cui lo spirito delle donne e lo spirito dei lupi s’incontrano attraverso il tempo….quel posto nel tempo in cui lo spirito della donna e lo spirito della lupa si incontrano, il posto in cui la sua mente e i suoi istinti si mescolano, dove la vita profonda della donna fonda la sua vita mondana […] è il luogo in cui le donne corrono coi lupi”

“In ogni donna si nasconde un essere “naturale” e selvaggio, una forza potentissima, formata da istinti, creatività passionale e un sapere ancestrale. Il suo nome è “Donna Selvaggia” ma purtroppo identifica una specie gravemente minacciata. Benché la sua presenza sia innata, secoli di cultura e civiltà l’hanno soffocata, domata, talvolta annullata, repressa, usata, strumentalizzata, incanalata in degli stereotipi. In questo modo si è sciupato un tesoro inestimabile e si sono tarpate le ali a ciò che invece è quanto di più vitale nell’animo femminile.”

L’anima selvaggia della donna è intuito, è stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni o dai suoi limiti, è parlare e agire per proprio conto in prima persona, essere consapevoli, vigili, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione. Riprendere i propri cicli naturali, scoprire a cosa si appartiene, considerare la propria dignità e integrità.

La donna selvaggia, in quanto archetipo, è l’aspetto creativo, fantasioso, artistico e poetico. E’ la fonte del femminino, è tutto quanto è istinto, è un insieme di mondi visibili e nascosti. E’ veggenza, colei che sa ascoltare, è il cuore leale, è la fonte, la luce, la notte, l’oscurità e l’alba, la vita e la morte.

Ogni donna lontano dal contatto con l’anima alla fine si esaurisce.In questo libro l’autrice riprende e analizza alcuni racconti, favole, miti, tra cui ricordiamo:
La Lupa. Una vecchia donna che vive da sola nel bosco raccoglie le ossa dei lupi per ridargli la vita. Il lupo tornato in vita sembra essere una donna che corre libera e felice tra i boschi.

La Storia che andremo a leggere..merita ,a mio avviso un particolare momento di riflessione..
Viene raccontata da molte popolazioni: celti, scoti, le tribù indiane dell’America nordoccidentale, le popolazioni siberiane e islandesi. La storia assume vari nomi: la fanciulla foca, la piccola foca, carne di foca. L’autrice la intitola “Pelle di foca, pelle d’anima”.

PELLA DI FOCA,PELLE D’ANIMA

celtic-word

In questa terra dove i venti soffiano tanto forte che tutti devono indossare giacche a vento, stivaletti e berretti, viveva un uomo così solo che negli anni le lacrime avevano scavato abissi sulle sue guance. Desiderava tanto una compagnia. Una notte raggiunse un grande scoglio in mezzo al mare e vide delle donne nude, bellissime, che danzavano. Erano le donne-foche, le selkies, che toltesi le loro pelli si erano trasformate in meravigliose creature. L’uomo saltò sullo scoglio e rubò una delle pelli di foca lasciate dalle selkies. Finita la danza tutte ripresero le loro pelli eccetto una. L’uomo si fece coraggio e chiese alla donna: “Vuoi sposarmi?”. E la donna rispose: “No, io appartengo a coloro che vivono nel mare”. L’uomo insistette: “Sii mia moglie, tra sette estati ti restituirò la tua pelle”. E la selkie accettò. Ebbero un bambino e la madre raccontò al bambino le storie delle creature che vivevano nel mare. Con il passare del tempo la pelle della donna cominciò a seccarsi, le caddero i capelli, le sue rotondità presero ad avvizzire, perse la vista. Una notte il bambino fu svegliato dalle urla di sua madre che chiedeva al marito di restituirle la sua pelle perché i sette anni erano trascorsi. Ma il marito non voleva perché non sopportava di essere abbandonato e non voleva che il loro bambino restasse senza madre. Il bambino amava molto sua madre e temeva di perderla e pianse fino a crollare nel sonno, poi si svegliò, corse alla scogliera, inciampò in una pietra e sotto trovò la pelle di foca. Egli corse verso sua madre e le restituì la sua pelle. La donna lo accarezzò e accarezzò la pelle, grata perché entrambi erano salvi. Ella voleva restare col suo bambino ma qualcosa la chiamava. Si volse verso di lui con sguardo di grande amore. Soffiò il suo respiro nei polmoni del bambino tenendolo sotto il suo braccio, come un oggetto prezioso. Si tuffò in mare, sempre più in fondo, fino a raggiungere la grande foca argentea, la quale come vide il bambino lo chiamò “nipote”. Passarono sette giorni, e gli occhi e i capelli della donna ritrovarono l’antica lucentezza, ritrovò la vista, il suo corpo ritrovò la sua rotondità. E venne il tempo di restituire il bambino alla terra. Quella notte la vecchia nonna foca e la bella madre del bambino nuotarono tenendolo in mezzo a loro, risalirono le acque e lo poggiarono delicatamente sulla riva. La madre lo rassicurò: “Sarò sempre con te”. Passò il tempo e il figlio della selkie divenne un grande suonatore di tamburi, cantore e artefice di storie e si disse che tutto ciò accadde perché da piccolo era sopravvissuto sott’acqua ed era stato riportato dalle profondità del mare dalle foche. Ora, nelle grigie mattine lo si vede con il suo kayak ancorato a parlare con una certa foca. Molti hanno cercato di catturarla ma nessuno c’è mai riuscito. E’ nota come TANQIGCAP, la brillante, la sacra, e si dice che sebbene sia una foca, i suoi occhi siano capaci di sguardi umani, saggi, selvaggi e amorosi.

Qui finisce la storia.

La foca è uno dei simboli più belli dell’anima selvaggia: Nel mondo della natura le foche sono creature speciali che nei secoli si sono evolute e adattate. Queste creature vengono a terra soltanto per partorire e allevare i piccoli, come nella storia della donna-foca. La foca si dedica intensamente al suo piccolo per circa due mesi, amandolo, proteggendolo e nutrendolo unicamente con le sue riserve. In quel periodo il piccolo, che alla nascita pesa circa 15 Kg, quadruplica il suo peso. Solo allora la madre torna al mare e il piccolo ormai cresciuto è pronto per iniziare una sua esistenza indipendente. Nel racconto “Pelle di foca, pelle d’anima”, la pelle può rappresentare la natura femminile selvaggia. La pelle di foca rappresenta il contatto con l’anima.

Quando la donna si trova in contatto con la sua anima è pienamente centrata su di sé.

L’autrice intitola questo capitolo “A casa: il ritorno a sé”. Con questo l’autrice vuole intendere che il contatto con l’anima si ha ritornando a casa. Un luogo reale o simbolico dove possiamo metterci in contatto con la nostra anima. Come la foca perde la sua pelle, così la donna perde il contatto con la sua anima. Come la foca ritrova la sua pelle, così la donna ritrova la sua anima selvaggia. E come la foca torna nel mare così la donna “torna a casa”.

Perdere la pelle: La pelle di foca è, come si è detto, un simbolo dell’anima. La pelle, oltre a dare calore, fornisce anche un sistema di allarme e di protezione. Negli animali come negli essere umani, il pelo si rizza in risposta a paure, pericoli, forti emozioni. Nelle culture in cui predomina la caccia, la pelle è insieme al cibo il prodotto più importante per la sopravvivenza. La pelle tiene al sicuro e all’asciutto i bambini piccoli, protegge e riscalda le parti più vulnerabili del corpo.

PERDERE LA PELLE E’ PERDERE LA PROTEZIONE, IL CALORE, IL SISTEMA D’ALLARME, LA VISTA ISTINTIVA.

Perdere l’anima per la donna è perdere l’energia per creare, nella famiglia, nelle amicizie, nei suoi obiettivi, nel suo sviluppo personale e nella sua arte.

L’unico modo che ha la donna per non lasciarsi sfuggire la pelle-anima consiste nel conservare una consapevolezza del suo valore.

Nella storia la donna foca si dissecca perchè resta troppo a lungo sulla terra.Quando una donna resta troppo a lungo lontana “dalla sua casa”, la sua capacità di percepire come si sente dentro comincia ad affievolirsi, persegue quello che gli altri le richiedono di fare e non quello che desidera. Non percepisce quel che è troppo né quel che non è abbastanza, e vive ai limiti. Nella storia la promessa fatta dall’uomo diventa una promessa non mantenuta. Anche L’uomo è “disseccato” per essere rimasto troppo a lungo nella solitudine. Ma quale donna non riconosce dentro sé questo tipo di promessa non mantenuta? Appena avrò finito di fare questo, potrò andare…. All’inizio della primavera o alla fine dell’estate, me ne andrò…. Antepongono i bisogni degli altri ai loro progetti: Alcune donne restano in una situazione perché temono che le persone a loro care non comprendano il loro bisogno di tornare “nella propria casa”. Ma una donna, per se stessa, deve saper comprendere questo. Quando una donna va “a casa” secondo i suoi cicli, ad altre persone attorno a lei è richiesto di attivarsi. Il suo ritorno a casa consente anche ad altri di crescere ed evolvere.

Nella storia, invece di lasciare il bambino sulla terra o di portarlo con sé per sempre, la donna-foca porta il bambino a trovare quelli che vivono “di sotto”, sotto il mare. Il bambino rappresenta un essere capace di attraversare entrambi i mondi, sia quello terrestre che quello marino. Occupa pertanto un ruolo speciale, il bambino che è sceso nelle profondità e ne è riemerso è un essere capace di vivere sia nel mondo terrestre (che rappresenta il mondo del bisogno del possesso, della donna che si trasforma in donna guaritrice dei mali del mondo) che nel mondo marino (che rappresenta il contatto con l’anima, l’intuizione, la libertà).

TRATTO DA: www.eunomos.it

a cura di Graziella M. Lopez e Massimo Crescimbene

Dunque cari viandanti un libro da leggere…se ancora non l’avete fatto!!

Donne che Corrono coi Lupi

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Informazioni su nunzy conti

“L’Astrologia può essere definita come il primo tentativo, fatto dall’uomo, per portare nella sua vita di incertezze e paure, la sicurezza e l’ordine che egli intravvedeva nel cielo”(Dane Rudhyar). Astri e contrasti nasce con l’obiettivo di fare ordine nel caos,eliminare il grigio della mediazione, oltre a imporsi di semplificare il linguaggio per permettere a voi cari viandanti la decifrazione di un codice astrologico molto spesso negato ai più . Nunzy Conti
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6 risposte a Donna selvaggia:pelle d’anima

  1. antonella ha detto:

    noooo non dovevi farmelo !!!! lo sto rileggendo proprio in questo periodo dopo 4 anni !!!!!! lo adoroooooo. smack
    nunziotta, adoro anche teeee !!!!!

  2. Chiara Inesia ha detto:

    Sì, è un grande libro …grande inno alla donna, alla femminilità, al sentire profondo, all’essere femmineo ….così diverso da quello maschile …perchè la maggior parte degli uomini non capisce quanto sia preziosa una donna?
    Perchè la maggior parte degli uomini ha paura della donna, del femmineo che la donna rappresenta?
    Non so …
    Intanto penso ad essere donna … ad essere donna come io credo e sento debba essere una donna…
    E già questo non è semplice!
    Un caro abbraccio!

    Chiara Inesia

  3. nunzy conti ha detto:

    Amiche care sono cotta a punto tale che stasera morfeo non mi riconosce..
    vi ho letto..ma vi rispondo con più calma (ma quando!!!!?????)..domani
    vi abbraccio

  4. Massimo ha detto:

    Ciao Nunzy, ciao viandanti. Io sono un uomo, e l’uomo ha contribuito parecchio a soffocare la “donna selvaggia”…anzi credo che la responsabilità sia quasi solo dell’uomo che in modo egoistico ha voluto imporre il suo “possesso”. Quali siano state le ragioni non è importante, o meglio non hanno importanza perché non sono giustificabili. L’importante è riconoscere l’errore, riconoscere l’ abuso. Abbiamo tante belle “diversità” da condividere. Speriamo che possano sempre più essere libere di fluire ed incontrarsi, come l’acqua di un fiume che scorre verso il mare…che incontra tante asperità ma che da questi incontri ne esce più ricca e nello stesso tempo più pura.
    Un grande abbraccio, Massimo.

  5. nunzy conti ha detto:

    ..sei un grande ACQUARIO mio caro massimo..
    dalle tue parole si respira quella capacità tutta straordinaria di sentire il Diverso da te come Parte di te….si si…
    Ma anche uno dei pochi uomini capace di fare questa distinzione e di assumersi le proprie responsabilità “collettive” di uomo ,in quanto tale.
    Comunque io ritengo che la Donna ha le sue responsabilità storiche in questo passaggio al Patriarcato…se solo consideriamo che il Matriarcato…il culto della dea Madre…è in realtà esistito da sempre ..tranne da qualche migliaio di anni…forse doveva essere vissuto questo passaggio
    storico ..per imparare noi tutti dagli errori fatti ..che appunto CONIUGARE LA DIVERSITA’…sara’ proprio la punta di diamante dell’ERA DELL’ACQUARIO..
    Un abbraccio e sempre lieta di leggerti
    ciao

  6. nunzy conti ha detto:

    @antonella
    …lo sai ormai che la sincronicità..fra di noi è un dato di fatto..anche io lo sto rileggendo in questi giorni!!
    Mah…..non mi stupisco più,anzi me ne rallegro mia cara amica..e ti adoroooooooo
    anche io..
    a prestissimo….
    buona giornata

    @ChiaraInesia
    ..accidenti..se non è semplice….la storia parla chiaro…è ormai da troppo tempo che non riusciamo più ad essere DONNE nell’accezzione più significante del termine…..
    ma le cose cambieranno..e torneranno alle origini..ne ho certezza….
    se poi hai letto il commento di massimo…
    direi che fintanto si trovino uomini ingrado di cercare le risposte..forse siamo salvi!!😉
    ti abbraccio

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