Eracle/Ercole e le dodici fatiche

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Eracle (Ercole per i romani) è una figura della mitologia greca, era un eroe greco dotato di forza straordinaria, figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus.
Le sue avventure rispecchiano quelle di un eroe dei tempi antichi. La sua nascita è contesa tra Argo e Tebe. Il mito più noto legato alla sua nascita riguarda Tebe, ma sembra quasi certo che la sua città natale fosse stata Argo.
Non esiste una leggenda ininterrotta che lo racconti dall’inizio alla fine, ma sono giunte a noi una serie di racconti che si incastrano tra loro quasi come un mosaico, senza per questo togliere fascino alla sua figura.

Il nome di Eracle significa “la gloria di Era” facendo pensare ad una sua origine in terre in cui Era veniva venerata.
Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi; Pindaro dedicò a questo tema versi grandiosi.
Era considerato il protettore degli essere umani e veniva invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici e parecchie fonti termali gli erano consacrate.Il personaggio di Eracle ha molti corrispondenti in altre mitologie: Malqart tra i fenici, Ogmios nella trazione celtica, Vejrapani in India.
I romani lo chiamavano Ercole.

Hercules and Omphale, François Lemoyne, 1724

Secondo la leggenda Ercole aveva un fratello e durante la loro infanzia Era manifestò il suo odio mettendo due serpenti nella camera in cui dormivano i due gemelli. I rettili si erano avvolti attorno ai due bambini, Ificlo, piangendo, diede l’allarme ai due genitori, che arrivarono nel momento in cui Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Una seconda versione indica come i due serpenti, inoffensivi, fossero stati messi nella culla da Anfitrione, per sapere quale dei due gemelli fosse figlio di Zeus. Anfitrione infatti, insospettito dal racconto della moglie che diceva di averlo visto il giorno prima del suo ritorno, aveva consultato Tiresia, che gli raccontò di come Giove avesse ingannato Alcmena prendendo le fattezze dello stesso Anfitrione e che quindi uno dei due figli non fosse suo..

godetevi questa parte della storia nei particolari..

“…nel frattempo, approfittando dell’assenza di Anfitrione, Zeus si trasformò in lui e si presentò ad Alcmena, le assicurò che i suoi fratelli erano ormai vendicati e giacque con lei per una notte che egli fece durare quanto tre.Alcmena tratta in inganno, ascoltò con gioia quanto Zeus le raccontava sulla  sconfitta inflitta a Pterelao a Ecalia.  Il giorno seguente, quando Anfitrione ritornò, esaltato dalla vittoria e dalla passione per Alcmena, non fu accolto nel letto coniugale col trasporto che si aspettava. Anfitrione, che non riusciva a capire il comportamento della moglie, consultò il veggente Tiresia e seppe di essere stato cornificato da Zeus; in seguito non osò più giacere con sua moglie, per paura di incorrere nella gelosia divina. Nove mesi dopo, sull’Olimpo, Zeus si vantò di aver procreato un figlio, ora sul punto di nascere, che sarebbe stato chiamato Eracle, e cioè « gloria di Era» e avrebbe governato sulla nobile casa di Perseo. Hera allora gli fece promettere che il primo principe della casa di Perseo nato prima del calar del sole sarebbe stato gran re. Dopo che Zeus fece la promessa, Era si recò subito a Micene, dove affrettò le doglie di Nicippe, moglie di re Stenelo. Poi si precipitò a Tebe e sedette a gambe incrociate dinanzi alla porta di Alcmena, con i lembi della veste annodati e le dita congiunte; in tal modo riuscì a ritardare la nascita di Eracle, finché fu certa che Euristeo figlio di Stenelo, fosse già nella culla. Quando Eracle venne alla luce, un’ora più tardi, si scoprì che aveva un gemello, che fu chiamato Ificle, figlio di Anfitrione e più giovane di lui di una notte.

Quando Hera risalì all’Olimpo e soddisfatta si vantò di essere riuscita a tenere lontana Ilizia, dea del parto, dalla soglia di Alcmena, Zeus fu colto da una collera violentissima, afferrò sua figlia maggiore Ate, che l’aveva reso cieco all’inganno della moglie, la fece roteare sopra la propria testa stringendone fra le dita la bionda chioma e la scaraventò sulla terra. Sebbene Zeus non potesse rimangiarsi il giuramento e permettere a Eracle di governare sulla casa di Perseo, persuase Hera ad acconsentire che, dopo aver compiuto dodici fatiche impostegli da Euristeo a suo piacimento, il giovane sarebbe divenuto un dio. Ora, contrariamente a quanto era accaduto per i suoi precedenti amori mortali, da Niobe in poi, Zeus non scelse Alcmena soltanto per il suo piacere,  ma con il proposito di generare un figlio tanto forte da impedire lo sterminio degli uomini e degli dèi. Alcmena, la sedicesima discendente della stessa Niobe, fu l’ultima donna mortale con la quale Zeus si giacque, e tenne Alcmena in così gran conto che, invece di violentarla bruscamente, si prese la briga di assumere le sembianze di Anfitrione e di sedurla con parole affettuose e carezze.  Alcmena, che temeva la gelosia di Hera, abbandonò Eracle in un campo, fuori delle mura di Tebe, dove  per istigazione di Zeus, Atena condusse Hera a passeggiare. Mentre camminavano, Atena vide il piccolo, che, impietosità, lo raccolse e lo diede ad Hera per allattarlo. Precipitosamente, Hera prese il bambino e si denudò il petto, ed Eracle vi si attaccò con tanta forza che la dea gemendo per il dolore lo allontanò da sé. Un getto di latte volò verso il cielo e divenne la Via Lattea. Con questo gesto Hera aveva trasformato Eracle in immortale, ed Atena lo restituì ad Alcmena, raccomandandole di averne cura e di farlo crescere bene. Taluni tuttavia dicono che Ermete portò Eracle neonato sull’Qlimpo,  Zeus stesso lo posò sul petto di Hera mentre la dea dormiva; e che la Via Lattea si formò quando Hera, risvegliata, lo allontanò da sé. Era fu la madre adottiva di Eracle, seppure per breve tempo, e i Tebani perciò lo considerano addirittura suo figlio e dicono che egli si chiamava Alceo prima che la dea lo allattasse, e gli fu poi mutato il nome in onore di lei, infatti Eracle significa “Gloria di Hera” Una sera, Alcmena, dopo aver lavato ed allattato i gemelli, li coricò in una culla di bronzo che Anfitrione aveva riportato come.bottino dalla sua vittoria su Pterelao. A mezzanotte Hera mandò due prodigiosi serpenti dalle scaglie azzurrine nella casa di Anfitrione, col severo ordine di uccidere Eracle. Quando i serpenti raggiunsero i gemelli, questi si svegliarono e li videro inarcarsi dinanzi a loro, dardeggiando le lingue biforcute. Ificle strillò, gettò via le coperte scalciando e nel tentativo di fuggire cadde dalla culla. Le sue grida impaurite, destarono Alcmena, e senza perdere tempo, insieme ad Anfitrione andarono nella stanza e appena varcarono la soglia videro Eracle tutto fiero che gli mostrava i serpenti che egli stesso stava strangolando, uno per mano. Appena furono morti, Eracle rise, fece balzi di gioia e gettò i rettili ai piedi di Anfitrione. Quando Eracle non fu più un bambino, Anfitrione gli insegnò a guidare il cocchio, Castore gli diede lezioni di scherma, lo istruì nell’arte di maneggiare le armi e nella tattica di cavalleria e fanteria. Uno dei figli di Ermete fu il suo maestro di pugilato: o Autolico o Arpalico. Eurito gli insegnò a maneggiare l’arco, o forse lo stesso Apollo.  Eumolpo insegnò a Eracle a cantare e a suonare la lira; mentre Lino, figlio del dio del fiume Ismenio, lo introdusse allo studio della letteratura. Un giorno, durante l’assenza di Eumolpo, Lino volle dare a Eracle lezioni di lira; il ragazzo si rifiutò di seguire regole diverse da quelli ricevuti da Eumolpo e, fustigato in punizione della sua caparbietà, uccise Lino con un colpo di lira. Anfitrione, tuttavia, temendo che il ragazzo potesse commettere altri crimini, lo mandò a pascolare le mandrie in un suo possedimento agreste. Eracle si vantava di non aver mai iniziato un litigio, ma di aver sempre trattato i suoi aggressori così come essi volevano trattare lui. Un certo Termero usava uccidere i viandanti sfidandoli a battersi con lui a testate; il cranio di Eracle si dimostrò il più solido ed egli spaccò la testa di Termero come se fosse un uovo. Eracle, tuttavia, era cortese per natura, e fu il primo mortale che spontaneamente restituì ai nemici le spoglie dei loro morti perché le seppellissero.“(http://web.tiscali.it/mitologia/Eracle.htm)

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Divenne sempre più forte e grande, raggiungendo, secondo alcuni autori, la statura di 4 cubiti e 1 piede (2,33 m). Ma altri autori lo descrivono come un uomo di altezza normale ed è così che viene raffigurato dagli artisti greci.

Creonte, re di Tebe, colmò Eracle di onori elevandolo al rango di protettore delle città. Gli diede anche la figlia in sposa, Megara, mentre la sorella minore andò in sposa a Ificlo. I due fratelli ebbero numerosi figli (quelli di Eracle furono 8).

Era, non  fu mai soddisfatta, prese di mira Eracle, facendolo impazzire. Eracle si gettò addosso a Iolao, il maggiore dei suoi nipoti e l’avrebbe ucciso se non fosse riuscito a sfuggirgli. Eracle afferrò quindi l’arco per uccidere dei nemici immaginari e, prima che potesse recuperare le sue facoltà mentali, aveva ormai ucciso due dei suoi figli e due figli di Iolao.

Ebbe in moglie Deianira; ella gli invierà, tramite l’amico Lica, la camicia tinta del sangue infetto del centauro Nesso, che lo avvelenerà portandolo alla morte, finirà bruciato sul rogo nella pelle del leone Nemeo
Deceduto nel solstizio di primavera, mentre moriva il sole si oscuro’.
Subito dopo la morte sarebbe disceso nell’Ade, e poi resuscitato dal padre Zeus. Successivamente ascese all’Olimpo degli Dei, diventando da uomo, dio. Nell’Olimpo sposò Ebe, dea della giovinezza.
Come per il dio sole, la sua nascita era celebrata il 25 dicembre.

Per un maggiore approfondimento della storia vai su

web.tiscali.it/mitologia

“ LE DODICI FATICHE DI ERCOLE”
Le dodici fatiche simboleggiano il passaggio del Sole attraverso le 12 case dello zodiaco.

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Sul sentiero dell’auto-coscienza il carattere e la natura di Ercole vengono
messi alla prova, finché le qualità che caratterizzano la sua materialità
vengono trasmutate rivelando l’anima. E questo fa di lui, come d’ogni
iniziato, un semidio.

(di Athos Altomonte)

“Le dodici fatiche (in greco dodekathlos) di Eracle, poi Ercole nella mitologia romana, sono una serie di episodi della mitologia greca, riuniti a posteriori in un unico racconto, che riguardano le imprese compiute dall’eroe Eracle per espiare il fatto di essersi reso colpevole della morte della sua famiglia. Si ritiene che il ciclo delle dodici fatiche sia stato per la prima volta fissato in un poema andato perduto, l’Eracleia, scritto attorno al 600 a.C. da Pisandro di Rodi. Attualmente le fatiche di Eracle non sono presenti tutte insieme in un singolo testo, ma si deve raccoglierle da fonti diverse. Nelle metope del Tempio di Zeus ad Olimpia, che risalgono al 450 a.C. circa, si trova una famosa rappresentazione scultorea delle Fatiche: potrebbe essere stato proprio il numero di queste metope, 12 appunto, ad aver fin dai tempi antichi indotto a fissare a questa cifra il tradizionale numero delle imprese.“(wikipedia)

ll significato delle fatiche

Alle sovrumane imprese di Eracle, spesso compiute con un atteggiamento di sfida alla morte, si può attribuire anche un significato filosofico, morale e allegorico che supera quello immediato di semplice narrazione di gesta eroiche: la figura di Eracle rappresenta una tradizione di mistica interiore e le Fatiche possono essere tranquillamente interpretate come una sorta di cammino spirituale. Le ultime tre Fatiche di Eracle sono generalmente interpretate come una metafora della morte. Eracle è l’unico eroe greco al quale non sia stato attribuito un luogo di sepoltura, e i sacrifici e le libagioni ctonie in suo onore venivano celebrati contemporaneamente in tutte le località. Alcuni studiosi di recente hanno sostenuto l’ipotesi per cui le dodici fatiche di Ercole (Eracle) siano state assimilate ai dodici segni dello zodiaco, anche se in alcuni casi è difficile vederne una analogia.(wikipedia)

Il valore iniziatico

“Le fatiche che Ercole affronta rappresentano le prove che ciascun uomo
compie nel corso del suo cammino sulla Terra.
Il primo obiettivo del lavoro da svolgere è l’eliminazione di ogni paura e il
controllo delle forze insite nella natura umana.
Ercole affronterà questa prova in ogni possibile combinazione, prima di poter
intraprendere la solitaria salita del monte in Capricorno.
Le caratteristiche dell’uomo immerso nella vita inferiore sono: paura,
individualismo, competizione e avidità. Questi atteggiamenti saranno
sostituiti, lungo il cammino attraverso le prove – ciascuna delle quali
corrisponde alle caratteristiche di un segno zodiacale – dalla cooperazione,
dall’altruismo e dalla consapevolezza del gruppo.
Gli obiettivi egoistici saranno via via sostituiti. Ercole imparerà la lezione che
qualsiasi cosa si ottenga a beneficio del sé separato non fa parte della vera
missione di un uomo.”(http://www.rosacroceoggi.org/)

ESORTAZIONE prima prova
“Ercole, dovrai affrontare ora la prima di dodici fatiche e in tutte Io, la tua Voce
interiore, sarò con te.In questa missione ti batterai con i tuoi pensieri, simili a cavalle
selvagge che vivono solo per distruggere.
Sotto il segno dell’Ariete opererai la purificazione della tua mente.
Le giumente che incontrerai indicano l’aspetto femminile della mente, destinato alla
procreazione di idee e concetti. Queste idee, lasciate libere, possono avere effetti
distruttivi: dovrai imparare a impossessartene.
Non affidarne il controllo ad Abderis, che rappresenta la personalità ancora
inconsapevole, fa’ che il tuo Sé superiore se ne prenda cura.
Solo quando sarai diventato l’uomo più evoluto del Sagittario saprai dare Ordine e
Fine ai tuoi pensieri e ne raggiungerai il pieno controllo

(http://www.rosacroceoggi.org/)

L’ordine tradizionale delle fatiche è riportato da Apollodoro (2.5.1-2.5.12):

* I – Uccidere il Leone di Nemea, invulnerabile.
* II – Uccidere l’Idra di Lerna.
* III – Catturare il cinghiale di Erimanto.
* IV – Catturare la Cerva di Cerinea.
* V – Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo.
* VI – Ripulire in un giorno le Stalle di Augia.
* VII – Catturare il Toro di Creta.
* VIII – Rubare le cavalle di Diomede.
* IX – Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni.
* X – Rubare i buoi di Gerione.
* XI – Rubare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi.
* XII –Catturare il cane Cerbero nell’ade

1 – La lotta con il leone di Nemea

In una zona dell’Argòlide, chiamata Nemèa, c’era un leone gigantesco e feroce, che aveva la pelle invulnerabile. Ercole lo affrontò, ma non potendolo colpire con l’arco e la clava, lo cacciò dentro una grotta. Qui, dopo una terribile lotta corpo a corpo, lo soffocò tra le braccia. Con la sua pelle si fece un vestito.

2 – L’idra di Lerna

Nel lago di Lerna viveva un grosso drago con nove teste di cui una immortale: soffiando miasmi pestilenziali e divorando uomini e greggi rendeva inabitabile la zona. Ercole l’affrontò impugnando la spada. Ma con grande stupore vide che a ogni testa tagliata ne ricrescevano immediatamente due. Allora ricorse al fuoco: con tronchi infuocati bruciò tutte le teste del drago. Ne rimaneva una, quella immortale: la tagliò netta con un colpo di spada e la seppellì sotto un macigno.

3 – Il cinghiale di Erimanto

L’Arcadia aveva perso la sua pace a causa di un cinghiale gigantesco che rovinava tutti i raccolti. Dopo un lungo inseguimento per boschi, crepacci, Ercole sul monte Erimanto catturò la bestia e, caricandosela sulle spalle, la portò a Tirinto.

4 – La cerva del monte Cerinea

In Arcadia, sul monte Cerinea, i cacciatori da tempo immemorabile inseguivano una cerva dalle corna d’oro e dai piedi di rame, senza riuscire mai a raggiungerla. Ercole la inseguì, senza mai riposarsi, per un anno intero e quando la raggiunse presso un fiume riuscì a ferirla con una freccia e a catturarla.

5 – Gli uccelli di Stinfalo

Sul lago di Stinfalo, in Arcadia, abitavano degli uccelli che avevano le ali, il becco e le penne di bronzo. Si servivano delle loro penne come frecce per uccidere e divorare ogni essere vivente. Ercole ne uccise alcuni. Altri, spaventati dal suono di un sonaglio di bronzo che Ercole continuava ad agitare, preferirono abbandonare il territorio.

6 – Il cinto di Ippolita

Per accontentare Admeta, figlia del re Euristeo, che desiderava il ricco cinto d’Ippolita, regina della Amazzoni, Ercole intraprese una guerra contro quel popolo di donne bellicose che vivevano cavalcando nella regione del Mar Nero. Ercole fece una strage, uccidendo anche Ippolita: potè così venire in possesso del cinto.

7 – La pulizia delle stalle di Augia

In Elide c’era un re di nome Augia che teneva nelle sue stalle migliaia di buoi. La pulizia in queste stalle lasciava molto a desiderare e tutta la regione era appestata da un insopportabile odore di letame. Ercole fu incaricato di pulire le stalle in un giorno. Come fare? Ercole deviò il corso del fiume Alfeo e fece passare le acque nelle stalle: la violenta corrente trascinò facilmente via gli strati di letame.

8 – Il toro di Creta

In questa impresa il nostro eroe non dovette uccidere nessuno. Il suo compito era quello di catturare vivo un toro che Posidone, il dio delle acque, aveva regalato all’isola di Creta. Ercole lo inseguì per tutta l’isola e lo catturò trattandolo come un capretto: lo avvolse in una rete, se lo mise sulle spalle e attraversò a nuoto il tratto di mare che separava Creta da Tirinto.

9 – I cavalli di Diomede

Diomede, re di Tracia e figlio di Marte, aveva la crudele abitudine di nutrire i suoi possenti cavalli con carne umana. Ogni straniero che capitava nei paraggi finiva nelle mangiatoie di rame dei cavalli. Ercole, prima di tutto, fece divorare lo stesso Diomede dai suoi cavalli, poi attaccò con una lunga fune quei corsieri e li portò a Tirinto.

10 – I buoi di Gerione

Gerione era un mostro con tre teste che abitava nell’isola Eritea situata in mezzo all’oceano: possedeva bellissimi buoi rossi che erano custoditi da un gigant di nome Eurizione e da un cane con due teste che si chiamava Ortro. Di questo gregge doveva impadronirsi Ercole. Giunto nello stretto di Gibilterra, Ercole piantò su ciascuna delle sponde una colonna in segno del suo passaggio (e quei due termini furono chiamati le colonne di Ercole). Approdato nell’isola, l’eroe affrontò e uccise con facilità il gigante Eurizione, il cane con due teste e il mostro Gerione.

11 – I pomi d’oro

In una valle dell’Africa si trovava un meraviglioso giardino abitato dalle Esperidi, figlie della stella della sera. Sugli alberi di quel parco crescevano dei frutti d’oro. Ercole doveva impadronirsi di alcuni di quei frutti, ma non sapeva dove si trovasse questo giardino. Si rivolse a Proteo, un dio marino che aveva la facoltà di trasformarsi e da lui si fece indicare la strada da percorrere per raggiungere il regno delle Esperidi. A guardia di quel giardino c’era però un dragone dalle cento teste, che diede filo da torcere all’eroe. Il drago alla fine fu ucciso ed Ercole potè tornarsene a casa con i pomi d’oro.

12 – La cattura di Cerbero

Fu l’ultima e la più impegnativa fatica perchè Ercole doveva entrare nel regno dei morti per catturare Cerbero, un mostro metà cane e metà drago, con tre teste. In questa impresa Ercole si fece aiutare da Ermes e da Atena. Arrivato nel mondo sotterraneo, l’eroe si fece ricevere da Ades, il dio degli inferi, il quale gli diede il permesso di portare con sè Cerbero purchè riuscisse a domarlo senza armi. Ercole incatenò il mostro e lo portò a Tirinto, dopo di che la ricondusse di nuovo nell’inferno. La lunga storia di Ercole finisce nell’Olimpo, dove egli visse con gli immortali.

(riassumendo.blogspot.com)

 

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Il Dolore nasce dalla competizione tra l’altruismo dell’anima e
l’avidità della coscienza materiale.
L’equilibrio,infine,nasce dalla vittoria sulle pulsioni inferiori che rendono l’iniziato capace
di sacrificarsi al bene comune, attraverso l’uso intelligente della propria
volontà.Ciò lo rende un servitore benefico ed una fonte di inesauribile creatività.

(Athos Altomonte)

Approfondisci  la storia delle 12 fatiche su
http://www.storia.unina.it/perfez/eracle/12%20fatiche.htm

Una risposta a Eracle/Ercole e le dodici fatiche

  1. Tiziana Bertagnoli ha detto:

    Molto interessante! Grazie!

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