Zagor incontra Jodorowsky.

APPUNTI DI VIAGGIO

URIEL ZAGOR,un indomito viaggiatore  ci racconta il suo incontro ravvicinato  con

Alejandro Jodorowsky Tarot Filmes Quadrinhos Pan

Jodorowsky‏

Con grande curiosità e crescente impazienza ci affacciamo all’entrata del cinema dopo aver pagato il biglietto, e io e Patrizia ci sediamo in attesa di Lui, del Grande, del più grande lettore di tarocchi, Jodorowsky.
Bruno ci raggiunge poco dopo a sala piena, e riusciamo ad infilare qualche frase prima che arrivi Jodo, detta tra l’euforia e la preoccupazione che non arrivi Alejandro, nel vociare della folla.
Poco dopo, il comunicato di arrivo al cinema di Pinerolo tra la pioggia e il traffico e il suo apparire in sala fa sfociare un applauso spontaneo, per lui inatteso, come aver visto un messia solcare le genti.
Il suo spagnolo ritmato riesce subito a impensierire inizialmente il traduttore, sottoposto dalla mattina a questo continuo e imprevedibile dilagare di caldi accenti, schioccare di sillabe, gesticolazione rapida.
E sì, perchè il grande Alejandro, sebbene la sua verve e il suo charme dimostrino tutto il contrario, ha compiuto quest’anno 79 anni, che porta con tutto il rispetto e la fanciullezza di un uomo della sua consapevolezza.
Ma inizia subito lo spettacolo e il divertimento, prima quando dà una fulminea interpretazione della situazione presente del sindaco di Pinerolo a cui chiede en passant 3 numeri da 1 a 22; poi quando inizia a spiegare – sempre gesticolando come un fanciullo che ha appena fatto una scoperta – la verità dei tarocchi, cosa rappresentano, e che percorso ha seguito lui, dal Bagatto fino al Matto.

La cosa che mi ha colpito di più nella sua interpretazione, è che associava ogni carta alla sua “opposta”; come in astrologia, dove si considerano gli assi, non la singola casa, e i segni opponenti, non la singola peculiarità di ciascuno.
Ad ogni archetipo collegato alla carta veniva presentato naturalmente un aneddoto di vita per far comprendere appieno il significato della carta.
Dal libro di Thoth, nei tarocchi è rinchiuso il segreto della vita, “un mistero che non si può insegnare ma solo ricevere”.
E qui si va con stupore divertito e sbalordito al seguire il suo filo e immaginarsi mentalmente 4 cavalli designati a rivestire ciascuno un singolo seme: La spada, abbinata alla parola, che può tagliare, dissezionare, la ratio mentale che trova sempre spiegazioni logiche, ma anche aiutare nel comprendere e scovare informazioni: la forza del Verbo.
Le Coppe, abbinate al cuore e ai sentimenti, la forza del sentire e del percepire, che non devono essere  “contaminate” o ostruite dalla parola e dalle mente.
I Bastoni, seme che dà la forza, la passione, il fuoco collegante di tutte le grandi azioni, l’energia di ciò che crea e l’azione perdurante oltre, fino al Fuoco Sacro.
Ed infine i Denari, che assurgono a soddisfare i nostri bisogni materiali, il nostro radicamento, la nostra capacità di sentire la Terra, in un continuo fluire tra la stessa e il Cielo e viceversa: i Denari non sono solamente materialità.
Per poter conservare una direzione, queste forze abbinate ai quattro cavalli devono poter trovare un obbiettivo ed una collocazione comune, per non disperdersi e per non creare tensioni tra le energie.
Allo stesso modo devono cercare un riequilibrio e un dispendio di energie per seme in modo condiviso evitando possibilmente sovrapposizioni, poichè tutti sappiamo quanto è facile e allo stesso modo impensabile ragionare coi sentimenti, sentire con la parola, pensare dopo aver agito; il carro della vita si muove con l’accordo e il beneplacito di ogni cavallo, che concorre a creare una direzione comune.

L’ effervescente incalzare del suo stile e il profluire di esperienze vissute, l’indulgenza bonaria e spensierata di uomo che ha vissuto la sperimentazione dell’idea e del suo corpo ad ogni livello, l’usare il potere dell’immaginazione nel presente, ci ha destato in modo irrefrenabile dall’abitudinario torpore che ci avvolge quotidianamente e che fa pensare spesso al “tutto già stabilito”.
Un giorno in autobus col braccio alzato per aggrapparsi alla sbarra di appoggio,  Jodo iniziò a pensare a un modo per non sentirsi più poco amato, e dopo un’illuminazione, prese entusiasta le mani alla signora anziana, al giovane, al signore adulto di quell’autobus: “Signora, io la Amo!” “Ti amo!” “Io ti amo!” gridando tra l’incertezza e lo sbigottimento dell’autista e dei passeggeri che non erano pronti per quello spettacolo.
Si rese conto che è solamente con il dare che si può ricevere, e che in fatto di amore questa regola è più che aurea, perchè più si ama e più si vorrebbe amare, non ricevere.

Ubriacati e molto più veri dopo lo spettacolo, ci avviciniamo dopo la standing ovation finale a quello che era un momento maggiore ancora di gloria per il pubblico che ha assistito alle psicomagie di Jodorowsky:potergli andare vicino e parlargli, magari tornando a casa con una sua firma sul proprio libro preferito, su un foglietto che si conserverà nel tempo.

Quando viene il mio turno, l’emozione di averlo davanti e soprattutto vicino, di guardarlo negli occhi mi fa allegramente saltare in aria la grammatica francese e inglese, per farmi fare un pout-pourrì tra le due, in un imbarazzante prosieguo di coniugazioni di verbi nel fare il tentativo di sapere la sua ora di nascita.
Tra il frastuono e il mio sgrammaticato FrançaisInglesizzato, Jodo è costretto ad avvicinarsi di più, e mi prende per il braccio, chiedendo un bis: (il mio primo e unico bis a Jodorowsky) Appena sento il suo tocco, sembra pervadermi dalla stoffa del vestito che copre l’avambraccio un’energia infinitamente fresca, positiva, che colgo immediatamente, tanto vispa e vivace quanto i suoi occhi infinitamente curiosi, sempre pronti a incamminarsi verso qualche viaggio nuovo.
Dovendo per motivi di coda non fare caso a quel tocco , proseguii arrancando tra verbi e parole, fino a farmi capire, ricevendo un “Je ne sais pas”; “che peccato non la sa” dico a Patrizia, e saluto quell’apparizione che mi sembrava tanto frutto di qualche fortunato quanto improbabile sogno notturno.
Ma mi tolgo, prima di congedarmi dal cinema, una curiosità che mi ha stretto fin dal primo libro letto di Jodo, “psicomagia”: ma dove e quando legge i tarocchi gratis Alejandro??
Mi risponde Bertolli, il suo traduttore: “a Parigi al pub Le Temeràire, in zona Bastiglia, ogni mercoledì pomeriggio”.
Completiamo con quest’informazione preziosa il nostro forum interiore, vivificato a dismisura da quest’incontro, e proseguiamo verso Torino inzuppando le nostre discussioni in macchina di frasi, motti e collegamenti venuti in mente dallo spettacolo

Una risposta a Zagor incontra Jodorowsky.

  1. ivano81 ha detto:

    Certo che dev’essere stata un’esperienza interessante…ora navigo un po’,perche’ voglio saperne di piu’ su Jodorowsky !😀

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