Donne e Uomini nella storia

munch,occhi

OCCHI CHE NON HANNO VOCE

PERCHE’ NELLA LORO ESSENZA

E’ SCRITTO UN MONDO

DI PAROLE DETTE,

DI STORIA VISSUTA

DI AMORI MALATI

DI GENI COMPRESI E

INCOMPRESI.

SI, UN OCCHIO SU STORIE DI DONNE E UOMINI

CHE HANNO FATTO DELLA LORO STORIA PERSONALE

UN ESEMPIO DA SEGUIRE

O DA SFUGGIRE.

Donne alla ribalta

Marylin Monroe

Marilyn donna dagli occhi tristi, triste la sua vita,perchè senza amore..le sue ferite l’hanno portata a morire in esse e il segreto della sua fine rimarrà per sempre chiuso in quegli occhi stanchi.Il suo carisma di grande fotogenia ha contagiato il mondo e l’ha resa una delle star più famose della storia.Il suo stile ha fatto epoca e ha superato le insidie del tempo.. Marilyn Monroe nacque il 1° giugno del 1926 a Los Angeles come Norma Jean Baker Mortenson (Baker e Mortenson erano rispettivamente i nomi del primo e del secondo marito di Gladys Monroe, sua madre, nessuno dei due era suo padre). In seguito a disturbi mentali Gladys fu spesso costretta a ricoveri in ospedale psichiatrico e Norma Jean trascorse un’infanzia allo sbando, fra affidi e orfanotrofi. A 16 anni si sposò e nel 1944, mentre il marito era arruolato in Marina, fu notata dal fotografo David Conover, che la convinse ad iscriversi ad una scuola e ad intraprendere la carriera di modella. A vent’anni divorziò, si schiarì i capelli, divenne Marilyn Monroe e, prima come comparsa, poi in ruoli rilevanti, iniziò la folgorante carriera che in breve l’avrebbe portata a divenire sex-symbol e star internazionale. Ma chi era davvero...lei amava definirsi solo NORMA JEAN BAKER ..eccola in tutta la sua semplicità…siamo nel 1947 e in tutta la sua naturale bellezza norma-jean.jpg

Sono orribile

ma datemi tempo

mi truccherò la faccia

ci metterò sopra

qualcosa di splendente

e sarò di nuovo

Marilyn Monroe.

Giungla d’asfalto, Eva contro Eva, Niagara, Come sposare un milionario, girati con i più grandi attori del tempo, sono solo alcuni dei titoli che l’avrebbero definitivamente consacrata nell’Olimpo

delle stars più amate dal pubblico. Fragile, emotivamente instabile, Marylin ebbe molte storie d’amore e tutte tormentate, col campione di baseball Joe Di Maggio, che sposò ma dal quale divorziò dopo meno di un anno, col commediografo, Arthur Miller, che pure sposò, con l’attore Yves Montand, e poi prima con John e poi con Bob Kennedy. Bella e seducente, ammirata come una dea, ma fondamentalmente sola, considerata solo un corpo bellissimo, ma non era un corpo acefalo, sempre più spesso cominciò a ricorrere ad alcool e barbiturici e ad essere costretta a ricoveri in case di cura. Nel 1962 uscì il suo ultimo film, Gli spostati, con Clark Gable e James Dean, e cominciò a girare Something got to give, con Dean Martin, ma, a causa dei continui ritardi, delle sbornie e delle crisi isteriche, fu licenziata dal set. Siamo quasi alla fine ..il suo CUORE SPEZZATO CANTA HAPPY BIRTHDAY.. a KENNEDY..IL SUO VISO è TIRATO..IL SUO PASSO è INCERTO..LA SUA VOCE CONFUSA…Marilyin non c’è già più!

Trentacinque anni vissuti con un corpo estraneo

trentacinque anni

con i capelli tinti

trentacinque anni

con un fantoccio.

Ma io non sono Marylin

io sono Norma Jean Baker

perché la mia anima

vi fa orrore

come gli occhi delle rane

sull’ orlo dei fossi?

Un mese dopo, nella notte fra il 4 e il 5 agosto, fu ritrovata senza vita nella sua casa, apparentemente suicida, per un’overdose di barbiturici, ma le cause della sua morte ancora oggi restano avvolte nel mistero.

1962marylin_monroe.jpg

Fece la moda degli anni ‘50,ERA LA MODA,molti stilisti vollero vestirla,molte donne vollero assomigliarle,famosa è la sua risposta ad un giornalista che gli chiese,con cosa andasse a dormire..lei rispose:”SOLO CHANEL N.5″.. .monroe_dress_birthday_1.jpgdiamond_200.jpg Lontana dai clamori e dalle luci, celata nell’ombra, tenera, fragile e smarrita, ma critica e consapevole, Marilyn aveva scritto dei versi, forse per ritrovarsi. La solitudine impostale dal gioco delle parti, l’essere e l’apparire, la consapevolezza di essere una donna sdoppiata, la morte, sono questi i temi che si ritrovano nelle sue poesie, molto tristi, alcune molto belle, scritte di nascosto, s’ignora quando, forse nelle lunghe ore notturne trascorse insonni lottando contro le insicurezze, i dubbi, le paure, le ansie e le nevrosi, tenute ben nascoste nei cassetti, come lacrime inghiottite. Le sue poesie ci raccontano la sua storia, sono riflessioni sulla sua vita di diva ben truccata, dai capelli platinati, esposta alla mondanità, donna altra da sé; ci raccontano l’amara solitudine della sua anima, che tutti intorno si ostinano ad ignorarle; ci raccontano la sua consapevolezza d’essere intrappolata in un destino dal quale non aveva scampo. Costanti nei suoi versi la percezione di se stessa come fantoccio ed i cupi presagi di morte che, in quella fatidica notte, in modi e circostanze ancora misteriosi, giunse a strapparla alla vita, sottraendola al mondo e consegnandola per sempre al mito.

Non piangere bambola mia

ora ti prendo e ti cullo nel sonno…

Aiuto, aiuto,

aiuto, sento la vita avvicinarsi

mentre

tutto quello che voglio è morire.

(Morirei se potessi)

Ma adesso basta…troppo triste rende il mio cuore la consapevolezza che una donna così “speciale” abbia scelto di morire per non riuscire a ritrovarsi.

Ed è così che la riconsegno a voi .. come da sempre vogliamo ricordarla..

Diamonds Are A Girl’s Best Friend

(poesie tratte da Paralleli, Marylin, anno II, n.8, Editoriale Domus.)

Notizie tratte da donne protagoniste di Francesca Santucci

DONNE ALLA RIBALTA

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COCO CHANEL

Era acuta, chic e con i nervi a fior di pelle. I vestiti che creò cambiarono il modo in cui le donne venivano guardate e il modo in cui esse guardavano a se stesse – Giornalista del Times

Naque il 19 agosto del 1883, nel villaggio francese di Saumur. Nel 1909 aprì il suo primo negozio, una modisteria, a Parigi. L’anno successivo si trasferì in Rue Cambon, dove la Maison Chanel è poi rimasta. Nel 1923 uscì Chanel No.5. Nel 1939 fu costretta a chiudere il proprio atelier quando la Francia dichiarò guerra alla Germania, mentre nel 1945 venne esiliata in Svizzera a causa di una storia d’amore avuta con un ufficiale nazista. Il 1954 vide il suo grandioso ritorno sulle scene della moda mondiale. Morì il 10 gennaio del 1971 nella città che tanto le aveva dato e sulla quale Coco lasciò il suo segno indelebile. images-coco.jpg images-coco1.jpg Coco Chanel non era in anticipo sui suoi tempi. Era in anticipo su se stessa. Se si guarda al lavoro di stilisti contemporanei molto diversi tra di loro come Tom Ford, Helmut Lang, Miuccia Prada, Jil Sander e Donatella Versace, si può vedere che molte delle loro strategie richiamano ciò che ha fatto Chanel. Il modo in cui, 75 anni fa, mescolava il vocabolario del vestimentario maschile e femminile e in cui creava una moda che offriva a colui che la indossava un sentimento di lusso nascosto piuttosto che di ostentazione sono solo due esempi di come il suo gusto e il suo senso dello stile si sovrappongono alla moda di oggi. images-scatola.jpgimages-n5.jpg Chanel non si sarebbe definita una femminista, infatti parlò continuamente di femminilità e non di femminismo, ma nonostante ciò il suo lavoro fa indubbiamente parte della liberazione non solo si appropriò della libertà di scegliere tessuti e articoli d’abbigliamento che erano indossati dagli uomini, ma, incominciando da come essa stessa si vestiva, si appropriò anche dei vestiti sportivi come parte del linguaggio della moda. Si può vedere come il suo stile si sviluppa dalla necessità e dalla sfida. Non poteva permettersi i vestiti alla moda del periodo e così li rigettò e se li fece da sola, usando le giacche sportive e le cravatte che erano l’abbigliamento maschile di tutti i giorni . images.jpg “Ero io l’unica a cambiare, non la moda. Ero io l’unica ad essere alla moda” Non fu per caso, infatti, che venne associata con il movimento moderno che includeva Diaghilev, Picasso, Stravinsky e Cocteau. Come questi artisti, Coco era determinata a rompere con le vecchie regole e inventare un proprio modo di espressione. Cocteau una volta disse di lei “ha lavorato, per una specie di miracolo, nella moda secondo le regole che sembravano poter avere valore solo per i pittori, i musicisti, i poeti”. Le sue creazioni erano in forte contrasto con la corrente della moda ispirata alla Belle Epoque in voga a quel tempo, e sulla quale Coco si chiedeva, “Come fa un cervello a funzionare sotto a quelle cose?”. E una delle cose di cui Chanel non poteva proprio essere accusata era di non usare il cervello. La sua intelligenza era evidente in ogni cosa facesse, dalla consapevolezza nell’uso dei loghi e del potere della personalità e della confezione, all’importanza di essere copiati. Diceva sempre: “La moda non è solo un problema di vestiti. La moda è nell’aria e nasce dal vento. Si intuisce. E’ nel cielo e per la strada”. Certo la sua vita fu imprevedibile. Anche la sua morte avvenuta nel 1971, all’età di 87 anni, nei suoi appartamenti personali all’Hotel Ritz di Parigi, fu un modo elegante di salutare il mondo. Di questo secolo, in Francia, rimarranno tre nomi: De Gaulle, Picasso e Chanel – André Malraux images-coco-a-40.jpg

Durante gli anni ‘20, il progresso sociale, sessuale e professionale di Chanel continuò senza sosta e la sua eccezionalità fece crescere ancora di più il suo stato di leggenda. Nei primi anni ‘30 venne chiamata a Hollywood, vi andò, ma ne fece ritorno. Aveva da poco sposato uno degli uomini più ricchi d’Europa, il Duca di Westminster, quando disse, “Ci sono state parecchie Duchesse di Westminster, ma c’è una sola Chanel”. Probabilmente, però, uno degli elementi che assicurarono a Chanel di essere ricordata per sempre non fu un pezzo di vestiario, ma una specie di “oro liquido”, Chanel No. 5, nella sua bottiglia Art Deco, lanciato nel 1923. Fu il primo profumo a portare il nome di uno stilista. Si potrebbe dire che questo profumo aiutò a mantenere il suo nome pulito nel periodo in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale la sua reputazione calò notevolmente. Fu quando il suo anti-semitismo, la sua omofobia e altre sue inclinazioni vennero allo scoperto. Anni dopo, nel 1954, il suo ritorno sulla scena della moda venne attribuito, a seconda delle fonti, al calo delle vendite dei profumi, al disgusto per ciò che vedeva nella moda del momento, o a semplice noia. Karl Lagerfeld, che disegna per Chanel oggi e che ha portato la compagnia allo stato più prospero di tutti i tempi, sottolinea: “Fin dagli anni ‘50 Coco aveva il beneficio della distanza che le permise di distillare il cosiddetto “Chanel look”. Il tempo e la cultura l’hanno afferrato con lei”. chanel.jpg http://web.dsc.unibo.it/~pezzino/ig/frame%20set.html

SU “UOMINI IN PALCOSCENICO”

UN PESCI AUTENTICO

ALBERT EINSTEIN

einstein_001.jpg GENIO E SREGOLATEZZA Albert einstein nasce il 14 marzo 1879 alle ore 11.30 aUlm in Germania

Sebbene Albert a 2 anni,con grossa apprensione di sua madre non aveva ancora mai detto una parola ,questo non gli impedì di diventare uno dei GENI più FAMOSI dell’immaginario collettivo .Un Ascendente nel segno del Cancro, Mercurio e Saturno congiunti, in Ariete, Marte in Capricorno in sestile al Sole e in trigono a Plutone, sono i segnali di una mente caparbia e suscettibile..una testardaggine spaventosa..ma anche un’anima facile all’offesa e alla riservatezza. Dunque un uomo sensibile e creativo,proprio del suo elemento acqua (suonava il violino). Lunatico, tutto assorto a guardare il cielo e a perdersi nelle sue meraviglie, come ben si conviene ad un Pesci con Giove in Acquario. Il suo Sole è in decima casa ..un viaggio che che tende alla realizzazione massima delle proprie aspirazioni..ma anche il viaggio di un uomo profondamente generoso e ,a mio avviso molte delle sue straordinarie intuizioni scientifiche erano insite nel suo dna.Un uomo insofferente alle restrizioni,il suo Urano è in terza casa, quella del piano mentale, degli studi, opposto a un Giove in nona che ha contribuito a donare all’umanità intera un genio unico al mondo,un talento straordinario ma nello stesso tempo un uomo originale e dallo stampo simpatico,un curioso,un burlone eccellente. “Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso” (Albert Einstein).

(foto di einstein da ragazzo)

“Nel 1955, ad una settimana dalla sua morte, accetto di porre il suo nome a fianco di quello di altri sette premi Nobel su un manifesto che chiedeva la messa bando delle armi nucleari. Il contenuto di questo documento pacifista, che rappresenta il suo testamento spirituale, si conclude con le seguenti parole: “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanita&grave e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo e&grave aperta la via di un nuovo paradiso, altrimenti e&grave davanti a voi il rischio della morte universale”.” Morì nell’aprile del 1955 a Princeton. Fu cremato, e le sue ceneri sparse in un luogo segreto. Grazie per la tua vita caro Albert..dedicata all’umanità tutta,un pesci straordinario ed un uomo davvero speciale. se volete leggere la sua biografia vi invito a leggere su

www.castfvg.it/…/biografie/einstein_albert.htm

ETTORE PETROLINI in “PALCOSCENICO”

foto103-petrolini-grande.jpgfoto86-gastone.jpg

Data nascita: 13 Gennaio 1884 (Capricorno), Roma (Italia) Data morte: 29 Giugno 1936 (52 anni), Roma (Italia) La figura di Ettore Petrolini rappresenta in modo emblematico le vicende del teatro di varietà dei primi decenni del Novecento. Riassumendo in sé l’attore e l’autore, Petrolini inventò un repertorio ed una maniera che hanno profondamente influenzato il teatro comico italiano del Novecento.Nato nel 1884 a Roma, nella storica Via Giulia, Petrolini fu dominato fin dall’infanzia dall’amore per il teatro. I suoi esordi, all’inizio del secolo, furono caratterizzati dalla creazione di macchiette e parodie dissacranti che suscitarono l’entusiasmo dei Futuristi. Mostrò fin da giovanissimo un grande talento istrionico, improvvisando scenette nelle botteghe del padre fabbro e del nonno falegname. Esordì a quindici anni come macchiettista nei café-chantant della capitale. Raggiunse la celebrità durante una tournée in America Latina nel 1907 e confermò poi il suo talento sia in spettacoli di varietà, sia nell’interpretazione di commedie proprie e altrui Oggi è possibile ripercorrere le tappe della sua vicenda artistica grazie alla documentazione che Petrolini stesso raccolse durante la sua breve esistenza (morì a soli cinquantadue anni), con una cura ed una lungimiranza insolite per un uomo di spettacolo, e che forse trovano una spiegazione nel suo timore d’essere dimenticato – come accade spesso agli attori dei quali, dopo la scomparsa, nulla resta – timore espresso nel suo ultimo libro, Un po’ per celia, un po’ per non morire, pubblicato poco prima della morte. foto16-copertina-rivista.jpgfoto19-fotopetrolini.jpg Personalità originalissima e caustica, in cui la vena popolare e romanesca coesisteva con una cultura d’autodidatta, ha fatto ricordare fra l’altro, a proposito della sua arte irripetibile e imitatissima, Plauto e la Commedia dell’Arte Più ancora che nelle altrui o proprie commedie “regolari” (l’amaro e ghignante Chicchignola), il suo estro dissacratore rifulse in sketch come “I salamini”, “Più stupidi di così si muore”. Impietoso ridicolizzatore di miti e di luoghi comuni creò maschere satiriche come “Gastone“, parodia del viveur dannunziano, e “Nerone“, macchietta nata nel 1918 come parodia della romanità e che finirà per assurgere a satira del regime fascista miti come Faust; fu più o meno inconsapevolmente legato a esperienze del suo tempo (futurismo, ecc…) e insieme in anticipo su di esso (si pensi al suo senso dell’assurdo). Petrolini era famoso per sapere giocare con i significati e le forme del linguaggio, da autentico funambolo delle parole, e fu maestro della mimica. Nel 1913 e nel 1920 aveva partecipato a due film muti: Petrolini disperato per eccesso di buonumore e il lungometraggio drammatico Mentre il pubblico ride. Più tardi riprese l’attività cinematografica in tre film sonori, testimonianza preziosa del suo modo di recitare: Cortile (1930), Medico per forza (1931) e soprattutto Nerone (1930), che comprendeva una raccolta delle sue più tipiche macchiette. Fu anche autore di teatro: Chicchignola (1931) è considerata la sua opera più riuscita. Le sue ultime parole sul letto di morte furono:” Che vergogna morire a cinquant’anni!” (nonostante ne avesse due in più). Comico fino alla fine. Molti documenti erano stati da lui raccolti ed utilizzati per i suoi libri, come Abbasso Petrolini (1922), una selezione delle critiche che lo riguardavano, e l’autobiografia Modestia a parte (1932). I libri, infatti, gli sembravano offrire una garanzia d’immortalità, molto più durevole del semplice ricordo degli spettatori affezionati. Dopo la sua scomparsa, gli eredi di Ettore Petrolini si trovarono in possesso di un importante archivio, ricco di testimonianze che illustravano la vivacità del teatro di varietà nei primi decenni del Novecento, una documentazione insolitamente approfondita per un genere di teatro considerato “minore”, quindi effimero e destinato a lasciare poche tracce dietro di sé. Già nel giugno del 1939, la Biblioteca e Raccolta teatrale della SIAE, si era arricchita di un primo importante fondo di testimonianze delle vicende artistiche di Ettore Petrolini, donato dai figli dell’attore. Nel 2001 l’Associazione Culturale Ettore Petrolini ha donato l’intero archivio alla Biblioteca e Raccolta Teatrale della SIAE, un’istituzione che, sin dall’apertura al pubblico nel 1932, custodisce un patrimonio di grandissimo valore, per la consistenza, la ricchezza e la vastità della documentazione a disposizione degli appassionati di teatro.

“A Roma, dopo pochi giorni, fui scritturato – su la parola, senza contratto scritto – a lire sei al giorno da don Peppe Jovinelli, a Piazza Guglielmo Pepe.”

“Piazza Guglielmo Pepe – ora completamente sparita – era, in quell’epoca, un enorme piazzale consacrato alle baracche dei ciarlatani; ed era il ricettacolo dei vagabondi e dei poveri guitti. C’era di tutto: perfino qualche cosa di interessante, se non di buono. Era un’accozzaglia di passatempi per tutti i gusti, uno più sollazzevole dell’altro, non escluso quello dell’alleggerimento simultaneo del portafogli e dell’orologio. La grande piazza ospitava ogni sorta di baracconi, dal tiro al bersaglio al museo anatomico, dal carosello al teatro dei galli che cantavano e ballavano prodigiosamente sopra una lastra di bandone. (…)

Al Teatro Umberto agiva allora la primaria compagnia drammatica (così diceva il cartellone) di Gennaro Manzo. Il repertorio? Truce: “La vendetta del forzato”, “Riccardo Cuor di leone”, “Mastro Titta il boia di Roma”, “Il pugnale rivelatore” e altre bazzecole del medesimo calibro. Come prova mi affidarono una particina insignificante nel dramma “L’assassinio del corriere di Lione”.(da PETROLINI IN” MODESTIA A PARTE”

Alcuni dei suoi personaggi più famosi

FORTUNELLO

Nel 1915 Fortunello,ispirato all’omonimo pupazzetto del Corriere dei Piccoli(a sua volta derivazione del Fortunello americano, venne inserito nella rivista Zero meno zero di Luciano Folgore insieme ad altre macchiette del repertorio di Petrolini. Il personaggio ebbe subito un grande successo e suscitò l’entusiasmo dei Futuristi. Filippo Tommaso Marinetti definì Fortunello «il più difficilmente analizzabile dei capolavori petroliniani», esaltandone il «ritmo meccanico e motoristico» ed il «teuff-teuff martellante all’infinito assurdità e rime grottesche».

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La forza dissacratoria delle macchiette di Petrolini, il loro linguaggio funambolico, il loro gusto dell’assurdo suscitano l’entusiasmo dei Futuristi, che in quegli anni proclamano ad alta voce la loro volontà di annientare il teatro borghese. Marinetti è quella cosa che facendo il futurista ogni sera fa provvista di carciofi e di patat. (Stornelli maltusiani) Petrolini, che pure si è burlato di Marinetti negli Stornelli maltusiani, si lascia lusingare dall’ammirazione dei Futuristi, partecipa ad alcune delle loro “serate”, interpreta le sintesi di Marinetti, Corra e Settimelli, e nel 1915 mette in scena la rivista Zero meno zero di Luciano Folgore, nella quale sono inserite alcune tipiche macchiette petroliniane.

GASTONE

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Gastone è uno dei più celebri personaggi creati da Petrolini, Gastone, è il risultato di una lunga evoluzione. La trasformazione va dalla prima macchietta del «bello» (Il bell’Arturo), il gagà svenevole e un po’ stupido, al personaggio inserito nella rivista Venite a sentire del 1915 – capo di una banda di viveur che «magnano, beveno, dormeno, se divertono e vanno a spasso, vanno a caccia alla vorpe, all’uccelli e parleno er tedesco a perfezzione!» – all’«attore cinematografico» di Zero meno Zero, fino alla macchietta del vero e proprio Gastone. Il personaggio sarà poi ripreso con accenti tragicomici nella commedia omonima.

PETROLINI E IL CINEMA

1)Copertina della rivista Cinema Illustrazione, 1930 ; 2) scena del film Nerone

L’avventura cinematografica di Petrolini era iniziata nel 1919 con la trasposizione cinematografica dell’atto unico di Petrolini e Cangiullo, Radioscopia di un duetto, portata sullo schermo da Mario Bonnard col film Mentre il pubblico ride. Purtroppo, la pellicola è andata perduta, ma nell’Archivio Petrolini è presente una ricca documentazione fotografica ed un album contenente numerosi fotogrammi del film. Negli anni Trenta, con l’avvento del sonoro, Petrolini torna al cinema. Nel 1930èil protagonista di Nerone di Alessandro Blasetti, un lungometraggio che, oltre a presentare alcune delle sue interpretazioni più note – Gastone, Nerone, Pulcinella – mostra l’attore nel suo camerino. Nello stesso anno interpreta Cortile (1930) di Carlo Campogalliani, con Paola Dria protagonista femminile. L’anno seguente è la volta de Il Medico per forza, sempre per la regia di Campogalliani, con Tilde Mercandalli e Letizia Quaranta.(www.burcardo.org)

Durante le riprese di Mentre il pubblico ride;Scena de Il medico per forza

PETROLINI E LE DONNE:

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Foto con dedica di Josephine Baker

Petrolini è ormai un nome importante nel mondo del varietà, ed è circondato da belle attrici e soubrette, come ci ricorda una curiosa lettera di raccomandazione per una giovane cantante, scritta dal pugile Primo Carnera. Anche dopo l’incontro con Elma Criner, Petrolini resta comunque un dongiovanni, e le sue relazioni con le attrici che lo affiancano sono spesso non soltanto professionali. Di tutte queste avventure non resta traccia nell’archivio, a parte una delicata lettera d’amore di Anna Fougez, scritta nel 1913. Molte sono invece le testimonianze d’affetto e di stima da parte di celebri donne dello spettacolo, da Dina Galli a Vera Vergani, da Emma Gramatica a Marta Abba, a stelle internazionali come Josephine Baker e Mistinguett.

Foto con dedica di Mistinguett; Foto con dedica di Dina Galli

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FONTI DI RIFERIMENTO ANCHE FOTOGRAFICO: www.burcardo.org e www.italiamemoria.info/petrolini

2 Commenti

  • molto interessante questo spazio
    spero si arricchirà presto
    ho trovato la storia di marylin davvero interessante
    lo sai che non sapevo che aveva scritto delle poesie!
    Sono orribile

    ma datemi tempo

    mi truccherò la faccia

    ci metterò sopra

    qualcosa di splendente

    e sarò di nuovo

    Marilyn Monroe.
    solo questi versi aprono il cuore al dolore di una persona dicotomizzata
    spaccata da una realtà che la voleva di plastica.
    ciao

  • Cara amica rispondo con ritardo….spesso i commenti sulle pagine mi sfuggono,alla risposta..ma ti ringrazio di aver detto qualcosa per cuimi trovi perfettamente daccordo..ciao


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