ALDA MERINI

Poetessa dell’anima

«Un foglio bianco, molta solitudine,

qualche strappo al cuore e forse una guerra o due»Ringrazio sempre chi mi dà ragione

Pensieri sparsi..

Sono una piccola ape furibonda.

La casa della poesia non avrà mai porte.

Chi si ostina fa scandalo.

L’inferno è la mia passione.

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove.

L’unica radice che ho mi fa male.

La calunnia è un vocabolo sdentato che,
quando arriva a destinazione, mette mandibole di ferro.

Ogni poeta vende i suoi guai migliori.

Ci sono notti che non accadono mai.


ALDA MERINI,DONNA PRIMA CHE POETESSA,LA SUA FATICA DI VIVERE E’ TUTTA NEI SUOI VERSI..IL MAL DAMORE NELLE RUGHE DEL SUO CUORE

LA SUA ANIMA INCOMPRESA CADDE NEL “CASO” DI UNA “TERRA DI TEMPO SBAGLIATO”.

AMORE SCRIVE IL SUO COMANDAMENTO:

AMORE PER LA VITA,

AMORE COME FOLLIA,

AMORE DI DOLORE CONDITO,

AMORE DEGNAMENTE VISSUTO.

AMORE DI LACRIME, VERSATE SUGLI OCEANI DI PAROLE…

Alda parla di Alda


E’nata a Milano, il 21 marzo del 1931,è una delle maggiori poetesse italiane contemporanee.
Nata in una famiglia di condizioni modeste,padre dipendente di una compagnia assicurativa
e madre casalinga, minore di tre fratelli, una sorella e un fratello,
che la scrittrice fa comparire, sia pure con un certo distacco, nella sua poesia
Esordisce come autrice giovanissima, a soli 15 anni, sotto la guida di Giacinto Spagnoletti
che fu lo scopritore del suo talento artistico.

Di lei si sono interessati insigni nomi della letteratura del ‘900 fra i quali Oreste Macrì, David Maria Turoldo, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Batocchi, Giovanni Raboni.

La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo, uscita  nel 1953 con una presentazione di Spagnoletti, ebbe un grande successo di critica.Nel 1947, Merini incontra “le prime ombre della sua mente” e viene internata per un mese a Villa Turno.

La sua vita fu un inferno fra entrate e uscita da vari manicomi..e questa esperienza così dolorosa lascerà per sempre un segno indelebile nell’anima di una dell più grandi poetesse del nostro secolo.

Stigmate di un dolore che la vedeva, a mio avviso segnata dal marchio di una Diversità così inaccettabile per il momento storico in cui nasce .

Dopo vent’anni di silenzio, dovuto alla malattia, sono apparse: La Terra Santa 1984), Testamento 1988), Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), Fiore di poesia (1951-1997) (1998), Superba è la notte (2000), Più bella della poesia è stata la mia vita (2003 , Clinica dell’abbandono (2004),  L’anima innamorata (2000), Corpo d’amore, Un incontro con Gesù (2001), Magnificat. Un incontro con Maria (2002), La carne degli Angeli (2003).

Con L’altra verità. Diario di una diversa inizia la sua produzione in prosa, a cui sono seguiti Delirio amoroso (i1989 e 1993), Il tormento delle figure (990), Le parole di Alda Merini (1991), La pazza della porta accanto (Bompiani 1995, Premio Latina 1995, finalista Premio Rapallo 1996), La vita facile (1996), Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi (1998) e Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta (1999). Vi si aggiungono Aforismi e magie (Rizzoli 1999, BUR 2003), raccolta di aforismi, e l’antologia di poesie Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati. (Salani 2002). Nel 1993 ha ricevuto il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia, nel 1996 il Premio Viareggio, nel 1997 il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia.

(dal sito ufficiale di Alda)

Milva canta Alda Merini – Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[Alda Merini, da Vuoto d’amore, 1991]


Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo,
che è la scienza mia

VOCE INTENSA DEL ‘900

Testimone vivente dell’inespresso Ad Alda Merini è toccato inaspettatamente in sorte di essere una delle voci femminili più intense del Novecento e di vedersi riconosciuta in vita questa grandezza. Ciò accade raramente ai poeti e ancora più raramente alle donne poete, specie se anticonformiste e dirompenti come Alda. Oggi molti forse sorridono riferendosi a lei, ne parlano ormai come di una diva della poesia, madrina e protagonista di innumerevoli manifestazioni e ammiccano alla sua vecchiaia di poeta povera, insonne, circondata di gatti e di disordine nella sua modesta casa sul Naviglio. Ma pochi oggi sanno ancora pienamente cos’è e cos’è stata la poesia di Alda Merini, quale cammino di autocoscienza, come si diceva negli anni ’70, le ha fatto attraversare la follia senza tradire, anzi potenziando l’alta poesia che la contraddistingue. Alda Merini non è stata una studiosa, una accademica in senso stretto. Ha compiuto pochi studi regolari, si è diplomata come stenodattilografa, in compenso ha avuto alle spalle una famiglia che l’ha sempre incoraggiata a leggere, ad amare la letteratura e la poesia, come lei stessa ricorda in Reato di vita1.[…]Per i critici è molto difficile tentare una catalogazione esauriente dell’intera opera poetica di Alda Merini che è enorme e annovera ancora moltissimi inediti.

[…]Si è tentati di avvicinare la scrittura profondamente autobiografica e passionale, quasi pulsionale di Alda Merini, alla poesia confessional di matrice anglosassone, riconoscervi una parentela con scrittrici come Sylvia Plath o Anne Sexton, a loro volta eredi di grandi universi di poesia emozionale e dell’esperienza disegnati a cavallo fra ‘800 e ‘900 da Emily Dickinson, Emily Bronte o Elisabeth Barret Browning.

[…] Ma, a differenza da loro, Alda Merini non è stata toccata dal tema del suicidio. La sua resurrezione, di cui parla più volte, passa per la Gerico manicomiale, attraversa la terra santa del ricovero, ma riesce a superarli per dirsi, per divenire racconto, mentre le due americane vi precipitano dentro, portandosi dietro un universo allucinatorio di bellezza infinita ma senza salvezza. Forse il cammino cosiddetto confessional di Alda Merini ha radici intuitive, radici di sapienza interiore che avvicinano la sua ricerca a una matrice evangelica, forse dovuta a un’influenza familiare, che le ha permesso di trovare sostegno e linfa nel divenire racconto, confessione, sulla traccia delle Confessioni di Sant’Agostino.

[…]Tutta la poesia di Alda Merini è alla ricerca di questa unità interiore invulnerabile, condizione sentita come postuma, la quotidiana essendo frantumazione, dualismo e dispersione di sé. E’ l’amore, per Alda, a realizzare questa conciliazione degli opposti, proprio come postula la Zambrano quando afferma essere l’amore “l’intermediario tra vita sensibile e contemplazione del vero”, mentre la natura della nostra vita è “dispersività, passività e passionalità” e la verità non può avere la meglio sulla vita se non “innamorandola”, rendendola “resa senza rancore”. Solo nell’amore “le viscere dolenti e rancorose finiscono per diventare di qualcuno”. Nella condizione dell’amore e nella mistica “Essa (l’anima) desidera riunirsi ad un qualcosa che ha la sua stessa natura; è come se non fosse nata intera, come se cercasse quel che le manca e che, non ritrovato, le nega ogni analogia nel mondo stesso in cui cerca”.

“Alda Merini e l’erotismo polimorfo del materno + Per una critica dialogante 3”
Da un articolo di Loredana Magazzeni
per una lettura completa clicca su

www.poliscritture.it

QUESTI VERSI SONO FRA I MIEI PREFERITI

Io non ho Bisogno di Denaro.

Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.


Le più belle poesie

si scrivono sopra le pietre

coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata


Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce

che si deve vivere di ricordi solo

quando mi sono rimasti pochi giorni.

Quello che e’ passato

e’ come se non ci fosse mai stato.

Il passato e’ un laccio che

stringe la gola alla mia mente

e toglie energie per affrontare il mio presente.

Il passato e’ solo fumo

di chi non ha vissuto.

Quello che ho gia’ visto

non conta piu’ niente.

Il passato ed il futuro

non sono realta’ ma solo effimere illusioni.

Devo liberarmi del tempo

e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo

che questo meraviglioso istante.

Le mie impronte digitali

prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore


Bambino

Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

“Lettere

aldamerini

Rivedo le tue lettere d’amore

Illuminata adesso da un distacco

Senza quasi rancore

L’illusione era forte a sostenerci

Ci reggevamo entrambi negli abbracci

Pregando che durassero gli intenti.

Ci promettevamo il sempre degli amanti

Certi nei nostri spiriti […]

E hai potuto lasciarmi

E hai potuto intuire un’altra luce

Che seguitasse dopo le mie spalle

Mi hai suscitato dalle scarse origini

Con richiami di musica divina

Mi hai resa divergenza di dolore

Spazio per la tua vita di ricerca

Per abitarmi il tempo di un errore

E m’hai lasciato solo le tue lettere

Onde io ribevessi la mia assenza

(sospiro)

Vorrei un figlio da te

Che sia una spada lucente

Come un grido d’alta grazia

Che sia pietra

Che sia novello Adamo

Lievito del mio sangue

E che risolva più dolcemente

Questa nostra sete

Ah se t’amo!

Lo grido ad ogni vento

Già mando fiori da ogni stanco ramo

E fiorita son tutta

E di ogni vena vo scerpando il mio lutto

Perché genesi sei della mia carne

Ma il mio cuore è trafitto dall’amore

Ha desiderio di mondarsi in vivo

E perciò dammi un figlio delicato

Un bellissimo vergine viticcio

Da allacciare al mio tronco

E tu possente padre

Tu olmo ricco d’ogni forza antica

Metterai dolci ombre alle mie luci

La poetessa Alda Merini al “Senso della vita”

Per approfondimentisulla Biografia va su

www.casatea.com

per leggere le sue poesie

digilander.libero.it/PensieriInVolo

7 risposte a ALDA MERINI

  1. janette ha detto:

    Grandissima poetessa la Merini.
    Posto qui un’altra sua poesia molto bella.

    Occorre un amore grande

    Occorre un amore grande
    per viverti accanto, amor mio,
    e cavalcare un destino
    che è come un puledro avverso,
    come una macchina astrusa.
    E tu vorresti scendere,
    guardare pascoli azzurri
    e invece il destino bizzarro
    sbatacchia le povere ali
    e immiserisce l’amore.
    Così, quando è sera,
    né so cosa tu mi puoi dare,
    né sai cos’io voglia dire.

  2. nunzy conti ha detto:

    CIao janette
    ti ringrazio per averla postata..
    è bellissima
    ma diciamocelo..con franchezza Alda è straordinaria nell’utilizzo della parola…
    usa semplici espressioni e le incastra in magica a rmonia
    ciaooooooooo

  3. infinitylive ha detto:

    La sua grandezza è la semplicità…per questo la amo…ed ogni volta che la leggo mi ispira una nuova poesia.

  4. nunzy conti ha detto:

    …siamo compagne di penna allora mia cara Infinity!!!
    ti dedico questa poesia……perchè secondo me anche tu fai parte del clan
    “Barattoli ”
    vai su
    https://nunzyconti.wordpress.com/2008/04/22/succulenti-barattoli/
    ciao e dolce notte

  5. infinitylive ha detto:

    Grazie…io ti ho messa da subito tra i preferiti…si c’è affinità! da me c’è una risp. x te! vado..

  6. janette ha detto:

    Questa grande donna è scomparsa, ma resterà sempre viva nei nostri cuori…
    Grazie Alda, per tutte le emozioni che ci hai regalato con la tua magica poesia.

  7. Pingback: Alda Merini:”Ci sono notti che non accadono mai.” « NUNZY CONTI

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